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DOPO IL NO AL PONTE SULLO STRETTO: RITORNA IL VITTIMISMO PIAGNONE

Un nuovo nemico è apparso nel cielo plumbeo di questo autunno siciliano finalmente piovoso: è la “quick list” (lista ristretta), varata ieri a Bruxelles, che esclude il Ponte sullo stretto dai finanziamenti comunitari per i progetti infrastrutturali prioritari.

Apriti cielo! Ecco di nuovo una certa Sicilia, smemorata e anestetizzata dallo strapotere incontenibile del centro-destra e dal grigio torpore del centro-sinistra, alzare la voce e gridare al tradimento (da parte di chi?), tentando di scatenare un’ondata di vittimismo piagnone che si pensava finito con l’ingresso in Europa e con l’avvento dell’era della globalizzazione.

I “pontisti” più sfegatati ne fanno, addirittura, una questione d’onore perduto, di prestigio politico ferito (una “tagliatina di faccia per Berlusconi” dicono molti), mentre gli avversari del Ponte esultano ritenendo, a torto, che i commissari di Bruxelles si siano fatti influenzare dalle loro posizioni ambientaliste, anche se motivate e perciò meritevoli della massima considerazione tecnica e politica.

Entrambi gli schieramenti dimenticano che il livello operativo della Commissione europea non è assimilabile al favoritismo inquinante dei nostri ministeri e assessorati; a Bruxelles ancora si decide sulla base di criteri oggettivi e di compromessi raggiunti alla luce del sole.

Perciò, l’adozione della “quick list” non è né un tradimento né un’opzione faziosa di tipo ambientalista, ma più semplicemente di una decisione coerente con la nuova strategia europea dei trasporti che - come doveva essere arcinoto - non include il collegamento stabile fra la Sicilia e il continente.

D’altra parte, di cosa si lamentano i vari deputati e amministratori e gazzettieri del centro destra?

E’ stato lo stesso viceministro Miccichè, proconsole di Berlusconi in Sicilia, a dichiarare, nelle scorse settimane, che il Ponte non era una priorità del governo italiano.

Se non è una priorità per questo governo, che ne ha fatto il suo principale cavallo di battaglia elettorale, perché dovrebbe esserlo per l’U.E. che mai ha considerato il Ponte come un’infrastruttura a carattere strategico ?

L’esclusione, pertanto, era ampiamente prevedibile. Alcuni, infatti, l’abbiamo prevista e con un certo anticipo su "La Repubblica", inquadrandola nel contesto di nuova emarginazione della Sicilia rispetto ai nuovi programmi europei dei trasporti. Chi lo desidera può consultare due nostri articoli uno del 14 febbraio 2001, cioè nell’antivigilia delle tornate elettorali nazionale e regionale e l’altro del 30 luglio 2002, a seguito del disastro ferroviario alla stazione di Rometta.

La nostra non era un’avversione di principio, ma una previsione basata sul fatto, incontestabile e arcinoto, che gli organismi comunitari avevano già adottato decisioni strategiche vincolanti nel campo dei trasporti (grandi progetti comunitari, autostrade ferroviarie e corridoi plurimodali) che tagliavano fuori la Sicilia e la Calabria.

Tutti sapevano (da Berlusconi in giù) che il Ponte non è mai entrato nella programmazione della UE e pertanto non poteva essere inserito nella lista approvata ieri.

Le decisioni più importanti per il varo della strategia europea dei trasporti furono assunte nel corso del 1994 nella conferenza paneuropea di Creta e del vertice europeo di Essen, al quale prese parte, per l’Italia, l’allora presidente Consiglio, on. Silvio Berlusconi.

Che l’asse del nuovo sistema di trasporti europeo si snodasse in senso ovest-est non era, dunque, un segreto per nessuno, bastava andarsi a leggere la documentazione pubblicata dagli uffici della Commissione UE. Si sarebbe potuto evitare di enfatizzare questa promessa chiaramente elettoralistica e “questo schiaffo alla Sicilia e a Berlusconi”, come ieri titolava “La Sicilia”- quasi si trattasse di un’offesa o di lesa maestà del presidente del Consiglio che è anche presidente di turno dell’UE.

Cosa vuole il centro destra per la Sicilia? Questo è il punto. Di fronte ad uno scenario così confuso e contraddittorio, nessuno capisce il senso della citata dichiarazione di Miccichè e la poco consolatoria “soddisfazione” espressa dal ministro Lunardi per la “quick list” che esclude il ponte che lui, il signor ministro-imprenditore, assicura “si farà lo stesso, anche senza i finanziamenti dell’UE”.

Beata incoscienza! Una cosa è chiara: l’esclusione dalla lista, oltre a far perdere una quota importante del finanziamento, conferma il disimpegno della UE per un’opera che è stata propagandata irresponsabilmente come la soluzione miracolosa di tutti i problemi del collegamento veloce fra la Sicilia, il Continente e i Paesi dell’area mediterranea.

Rimanendo fuori della programmazione comunitaria, l’impresa-ponte perderà molto della sua attrattiva economica la qualcosa renderà problematico il reperimento dei capitali necessari per realizzarlo nei tempi annunciati. Tutto ciò, senza dimenticare che restano aperte grandi questioni di ordine tecnico, progettuale, ambientale e di sicurezza, quasi tutte insolute.

Agostino Spataro

*pubblicato su ”La Repubblica” del 13 novembre 2003.

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