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SICILIANI A MELBOURNE

Come a Sydney, anche a Melbourne e dintorni vivono diverse decine di migliaia di siciliani, la più parte venuti dalle province orientali dell’Isola, agli inizi degli anni ‘50. A quei tempi, il viaggio era davvero allucinante, pericoloso e poteva durare anche mesi. Per primi arrivarono gli uomini, poi le donne e i loro bambini. Migliaia di famiglie povere e numerose che lasciarono, vuoti, interi paesi del messinese (soprattutto delle isole Eolie) dell’interno del catanese (dalla sola Vizzini ne sono arrivati 4 o 5 mila), del siracusano (2-3 mila dalla sola Sortino).

Un’altra Sicilia sparsa fra gli austeri quartieri di Essendon e le ville fiorite che si affacciano sull’elegante corniche del lungomare di Santa Kilda e giù giù fino a Brighton, a Bundoora…

Sul piano sociale la comunità siciliana riflette, grosso modo, la composizione della società locale: gente arricchitasi col commercio e con le costruzioni, professionisti e docenti di chiara fama, deputati e sindaci, artisti e scrittori, funzionari e manager, artigiani ed operai di fabbrica. Molti esercitano i mestieri più classici: dal barbiere al venditore di gelati sugli ombrosi viali che costeggiano le placide anse del fiume Yarra (nella foto).

Fa un po’ senso vedere un siciliano, gesticolante, fare shopping a Collins street o al Victoria Market fra banchi di pesce e trionfi d’agrumi, di mele e di colorata frutta tropicale, esprimersi in un inglese affogato nelle tonalità dei tanti dialetti etnei e/o peloritani.

Vien voglia di chiedersi: che cosa ci fanno qui, a 20 mila km dalla Sicilia, i discendenti degli antichi siculi, greci e romani? Domanda retorica evidentemente. Poiché basta scorrere la storia recente per scoprire le cause che hanno costretto questi nostri corregionali a trasferirsi agli antipodi, in questa terra ricca detta “dei canguri“ forse per far dimenticare che un tempo, non molto remoto, apparteneva agli aborigeni, ossia ai nativi, oggi quasi del tutto scomparsi.

Per un tratto del mio soggiorno, m’accompagna Benito Lo Piccolo, un siracusano dal viso terragno che non si rassegna all’idea di dover “morire a Melbourne”. Con lui andiamo a Phillip Island, un’isoletta a 130 km, dove di tanto in tanto si rifugia per osservare, di giorno, la parata dei pinguini e, di notte, le quattro stelle splendenti e gelide della “Croce del sud”, una costellazione molto cara ai viandanti e soprattutto ai navigatori dei procellosi mari del Sud, che solo a queste latitudini è possibile ammirare.

Sydney e Melbourne: una sana competizione

Poi mi mostra alcune delle meraviglie di questa bella capitale del Victoria tutta protesa in una (sana) competizione con Sydney, a chi riesce ad essere la “prima” in Australia.

Canberra, pur essendo capitale federale, è tagliata fuori dalla corsa.

Il senso di questa sfida si coglie dappertutto: nella rivalità campanilistica degli abitanti delle due metropoli (anche se qui i campanili non simboleggiano l’orgoglio urbano), nelle vette slanciate dei sontuosi grattacieli, nella verde armonia dei grandi parchi urbani, nell’efficienza e qualità dei servizi, nell’alto indice di vivibilità che non trascura la pulizia delle strade e - lasciatemelo dire - dei gabinetti pubblici, senz’altro i più puliti fra quelli visti in giro per il mondo. Anche questo è un segno evidente di civiltà. Altro che certe nostre fetide latrine!

Così come colpisce l’impegno contro la corruzione (che rischia di corrodere la sanità morale di questa giovane nazione): è stata creata una combattiva Agenzia indipendente (l’ICAC) alla quale i cittadini si possono rivolgere, anche in forma anonima, per denunciare ogni possibile abuso, a partire dalle “più alte regioni del vizio” ai più modesti uffici dell’Amministrazione.

Insomma, ognuna delle due municipalità mira a rendere più attraente e godibile la sua metropoli per attirare i turisti, ma anche banche ed investitori e quella fascia di persone che amano spostarsi da un capo all’altro di questo Paese-continente.

La competizione si estende perfino nel campo dell’intrattenimento e del gioco d’azzardo, emblematicamente rappresentati da due mastodontici e lussuosi Casinò aperti, 24 ore su 24, ad un flusso impressionante di accaniti giocatori. Un po’ come a Las Vegas, anche in Australia l’industria del gioco e delle scommesse produce rilevanti entrate fiscali e centinaia di migliaia di posti di lavoro; è talmente importante che alcuni Stati hanno istituito “un ministero del gioco” ... d’azzardo.

Ipermercati e scommesse sono, infatti, i due principali volani della politica di esasperato consumismo che assorbe gran parte del reddito e brucia le buone paghe settimanali degli australiani.

Un premio ad Agostino Spataro

A consegna avvenuta, confesso di essermi recato a Melbourne per ritirare un premio letterario che la giuria dell’XI° “Concorso letterario internazionale”, indetto dall’Accademia letteraria italo-australiana scrittori, mi ha conferito per un racconto breve dal titolo “Un sogno spezzato”.

La cerimonia si svolge nell’affollato salone della Reception 501, a Footscray. Ci sono tutti: sponsor e maggiorenti della comunità italiana di Melbourne e fra i tanti il catanese Paolo Mirabelli, presidente della Camera di commercio e grosso industriale di materiale elettrico (detiene una quota del 30% del mercato delle lampadine) la dott/ssa Simonetta Magnani, direttrice dell’Istituto italiano di cultura, il dott. Nino Randazzo, eoliano di Salina, direttore del quotidiano italiano “Il Globo”, e diversi esponenti della municipalità (nella foto).

La presidente di questa benemerita Accademia, la siciliana Giovanna Li Volti Guzzardi, instancabile e ottimista per natura, presenta alla stampa locale e ai circa 600 ospiti la nuova antologia che raccoglie i lavori premiati e non.

Molti degli autori sono siciliani emigrati in Australia e in altre parti del mondo e alcuni residenti in Sicilia. Fra questi - come detto- anch’io, sudato e impacciato, che per sottrarmi alle legittime curiosità degli astanti cerco di sminuire il valore della mia “opera prima”, premiata con una “Menzione d’onore”.

…ed anche al venerabile maestro Licio Gelli (P2)

Ma la vera “notizia” (che un po’ mi aiuta a vincere l’imbarazzo) è scoprire che fra i premiati c’è anche un nome famosissimo in Italia e nel mondo e non certo per meriti letterari: Licio Gelli, nato a Pistoia e residente nella villa Wanda ad Arezzo, al quale è stata attribuita una “Segnalazione di merito” per una poesia (“Leggenda dei pescatori di perle”).

Sì, proprio lui, il potente capo della famigerata P2, alla quale risultarono iscritti numerosi e qualificati esponenti della classe dirigente del Paese.

Ovviamente, nella biografia distribuita per l’occasione non si parla delle sue disavventure politiche e giudiziarie, ma solo dei suoi meriti giornalistici e letterari che - nell’ultimo quinquennio - gli hanno assicurato ben “150 premi”. M’informo meglio e scopro che, in effetti, il signor Licio Gelli, oltre che dell’inquietante “Piano di rinascita”, è autore di una ventina di opere, fra romanzi e poemi, il più recente “Canzone per Wanda” è stato tradotto in quasi tutte le lingue dell’Europa orientale.

Migliaia e migliaia di pagine per accreditare l’immagine di “un nuovo Gelli” che, dal chiuso della sua bella villa aretina, compone versi aulici ed ermetici per far dimenticare “l’altro”, quello dagli oscuri trascorsi massonici che, forse, non è più necessario coltivare visto che alcuni suoi illustri “tesserati” hanno raggiunto lo “scopo” e si ritrovano ai vertici del governo e della maggioranza di centro-destra che lo sorregge.

Ma lasciamo perdere Gelli e torniamo ai siciliani, molti dei quali li vedo attivamente impegnati nell’Accademia che con questo concorso, giunto alla sua 11° edizione, contribuisce a tonificare la realtà culturale di Melbourne. C’è in loro un’ammirevole volontà di fare (un “peccato” imperdonabile, secondo Sciascia), di operare affinché anche in queste lontane contrade iperglobalizzate non vada disperso l’incommensurabile patrimonio costituito dalla lingua italiana e dai suoi deliziosi dialetti, fra i quali senz’altro quello siciliano, che vorrebbero diffondere soprattutto presso le nuove generazioni d'italo-australiani.

Itinerari culturali: nuova risorsa per il turismo siciliano

Un obiettivo ambizioso e difficile che dovrebbe essere maggiormente perseguito dalle istituzioni italiane, statali e regionali.

Per fortuna, esiste un tessuto di associazioni, enti, giornali e case editrici che tengono viva la nostra tradizione culturale. Fra queste, sicuramente, l’Accademia degli scrittori, fondata e diretta dalla signora Guzzardi la quale dalla sua amatissima Vizzini ha portato a Melbourne tutta la passione di una cultura feconda, originaria da una terra che ha dato natali, e tanti spunti, a Giovanni Verga, coadiuvata da Michele, un personaggio notevole, che sembra uscito da un capolavoro verista del suo illustre concittadino … per affiancare la moglie nel gravoso impegno.

Gente semplice questi “intellettuali” siciliani di Melbourne, taluni perfino autodidatti, animati da un grande amore per le arti e per la storia siciliane, a cui va il plauso, anche a nome di quella Sicilia smemorata e irriconoscente.

Ex contadini, manovali, artigiani che sanno di Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, Quasimodo, Brancati, Tomasi di Lampedusa, D’Arrigo, Sciascia … luci di nomi che illuminano uno fra i più avvincenti itinerari turistico-culturale e spianano la via ad un rilancio del turismo siciliano.

Me ne parla, entusiasta, l’agirino Sam Mugavero reduce da un viaggio “nella memoria letteraria”, promosso dal CAS (Coordinamento associazioni siciliane), con un nutrito gruppo di italo-australiani i quali hanno scelto di visitare i luoghi natii e i più famosi siti “letterari” dei più grandi scrittori e poeti siciliani. Anche questa è una grande risorsa che può venire dall’emigrazione.

Agostino SPATARO
* pubblicato su “La Repubblica” del 19/11/2003.

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