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UN FIORE SULLA TOMBA DELL'IMPERATORE

Silvana La Spina ha proprio messo il dito nella piaga (Repubblica, 14 ottobre) paventando nella sua scherzosa e serissima rubrica il ritorno di Federico nella sua Germania.

Non parlerei, per la verità, di “ritorno” né di “sua” Germania giacchè l’imperatore non trascorse in quel grande paese più del tempo necessario per cingere la corona dell’impero. Ma, tant’è, la sostanza non cambia e capisco e condivido il senso del discorso portato avanti da Kurt Mittner, nipote di Mariannina Scuffaro.

E’ un fatto che i tedeschi conoscono e onorano Federico, che di tedesco aveva solo il sangue e nemmeno la lingua, più di quanto non facciano i suoi siciliani e la sua Sicilia e la capitale del regno e dell’impero. Perfino a Jesi dove nacque per caso e in Puglia dove soggiornò a lungo il ricordo di Federico è più vivo di quanto non lo sia in Sicilia e nella città che, già grande con gli arabi e grandissima con Ruggero, era diventata la capitale del mondo e che lui scelse, a dimostrazione della sua appartenenza, come sede della sua ultima dimora.

Già perché di tutto si può discutere sulla vita e le gesta di Federico tranne che della sua appartenenza alla Sicilia, alla Sicilia isola, alla Sicilia regno, alla Sicilia impero continentale, alla Sicilia Mediterraneo.

Ma, vedi Kurt, la storia la si legge, da sempre, con l’occhio al presente e perfino al futuro. E così la storiografia postrisorgimentale ha preferito esaltare, sentite, la Lega lombarda, campione di libertà contro l’oppressione imperiale. E anche da sinistra, nonostante il chiaro e attualissimo giudizio di Antonio Gramsci, il municipalismo imperante ha fatto giustizia della grandezza dell’impero siciliano, della possibilità di un grande stato nazionale già nel medioevo, dei primi processi, pensate un po’, di unificazione europea e della centralità, in tutto questo, del Mediterraneo con le sue unità e diversità e dell’Isola che ne sta (o ne stava) al centro.

Cade il muro di Berlino, finisce la logica dei blocchi e molti siciliani riscoprono la civiltà mediterranea e la cultura arabo-islamica e Ruggero e Federico e l’originalità della Sicilia ponte fra le civiltà per virtù storica e geografica.

Arriva l’11 settembre e la situazione si capovolge ancora. Federico torna nel buio (ma che voleva fare? Era mediocre e sognatore). Viene esaltato sì, contro Federico (sic!), il grande Ruggero ma non tanto per i suoi enormi meriti e per evere costruito, sul solco arabo islamico, il grande regno di Sicilia e la civiltà siciliana-originale-mediterranea quanto per essere stato il liberatore dell’Isola dagli infedeli.

Poi c’è il carattere siciliano quello profondo di cui ogni tanto si parla (Lampedusa), c’è la sindrome panormita (Zullino), c’è il disinteresse per quello che ricorda la storia, per i monumenti, per i simboli.

Molti siciliani sanno che Federico è nostro e chi non lo sa lo intuisce. Ma perché celebrarlo, perché combattere con storiografi centralisti a tutti i costi ma prodighi di amicizia per la nuova Lega lombarda? Perché contrastare l’ondata post 11 settembre? Lasciamo spoglia la tomba dell’imperatore stupor mundi. Amiamolo ma in silenzio e squallore.

Quanto ai tedeschi, caro Kurt, ti vorrei pregare di non scherzare. Perché quelli fanno sul serio e sono già convinti che Federico sia stato un imperatore germanico e lo onorano e lo vorrebbero oggi in Germania. Quelli se lo portano davvero e meritano la perla.

Noi non siamo, tu lo sai, bestie irriconoscenti, siamo siciliani. Abbiamo, a Palermo, perfino una fondazione “Federico II” (si farà sentire) e se consulti il nostro sito internet ci troverai qualcosa. Dobbiamo solo svegliarci e tu sai che ogni tanto lo facciamo.

Vogliamo andare domenica prossima a deporre un fiore sulla tomba di Federico, così, alla spicciolata, ognuno depone il suo fiore? Io lo farò. Poi li conteremo e speriamo bene. Speriamo che siano almeno due.

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