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SICILIA SENZA GOVERNO ... E SENZA OPPOSIZIONE

L’indecorosa rissa elettoralistica che si sta svolgendo ai vertici del governo regionale conferma ed aggrava il processo di generale decadenza in cui, da almeno un ventennio, è stata precipitata la Regione. Un declino morale e politico che sembra divenuto inarrestabile e che rischia di travolgere le asfittiche istituzioni autonomistiche e quel che resta di sano in una realtà economia e culturale provata da oltre mezzo secolo di malgoverno.

Un tempo troppo lungo, e tuttavia sopportato da questa Sicilia un po’ smemorata e sempre più sfibrata nelle sue più vitali componenti sociali e produttive. Anche perché non s’intravede un’alternativa credibile all’attuale deriva affaristico-clientelare.

Dopo i due unici tentativi di reale e costruttivo contrasto (la cosiddetta “operazione Milazzo” e l’intesa autonomistica Mattarella-De Pasquale), la Sicilia attende l’arrivo di una stagione di autentico riscatto per valorizzare risorse e intelligenze importanti che potrebbero invertire la tendenza al declino e ipotizzare un serio progetto di sviluppo, alternativo all’andazzo che la sta strangolando.

Invece, ecco arrivare una nuova lite nel centro-destra per attribuirsi quote di precariato da accontentare con gli scarti del bilancio regionale, proporzionalmente lottizzato fra partiti e correnti del polo. Al posto del governo della Sicilia assistiamo ad un’agitazione permanente dei suoi problemi, secondo un’esasperante pratica clientelare che mira all’estensione illimitata del consenso elettorale.

Sullo sfondo, la lotta per il primato, condotta senza esclusione di colpi, fra Forza Italia dell’on. Micciché e l’Udc dell’on. Cuffaro, alla quale desidera partecipare, con pari dignità, il partito di Alleanza nazionale dell’assessore Granata, se non altro per evitare di restarne schiacciato.

Una corsa poco edificante che si sta trasformando in (finto) antagonismo, buono per ammanire un piatto forte, innaffiato con sferzanti polemiche, in vista delle imminenti elezioni europee alle quali ciascun partito del centro destra, saggiamente, si presenterà con una lista propria.

Siamo ad una nuova conta, dove la politica non c’entra nulla. Nella quale, per spuntarla, non sono necessari progetti e programmi riguardanti i destini della Sicilia e dell’Europa, ma basta allestire un teatrino per recitare una vecchia sceneggiata, quella siciliana per l’appunto, giocata a danno degli interessi dell’Isola e sulla pelle, e sul futuro, di lavoratori licenziati o inoccupati, usati come massa di manovra per attirare consensi; anche sconfinando nel territorio elettorale del centro-sinistra che sembra quasi disinteressato al corso delle cose.

Non sono sufficienti, infatti, quattro cartelline di proposte un po’ peregrine di chiaro sapore elettorale e qualche frase ad effetto per proclamare il fallimento del governo Cuffaro.

Ci vuole ben altro per risultare convincenti e soprattutto per fronteggiare l’impatto tremendo della supercorazzata polista che in Sicilia punta ad un nuovo spettacolare record elettorale, anche in controtendenza con i segnali di disagio che, sul piano nazionale, si avvertono nel suo elettorato.

Tutto quanto sta oggi accadendo era nella logica delle cose ed è stato previsto, anche da noi e con largo anticipo: “ la carenza di una contestazione alternativa allo strapotere polista sta determinando in Sicilia una inquietante anomalia: il conflitto politico tende a svolgersi tutto all’interno del centrodestra, attraverso i mille rivoli di un protagonismo rivendicazionista…” (in“La Repubblica” del 28/2/2002)

Forse, siamo stati in pochi a richiedere agli esponenti siciliani dell’Ulivo un ruolo di effettiva opposizione democratica ma alternativa, non una contrapposizione forsennata, ma una linea di condotta partecipata e condivisa oltre i ristretti sodalizi assembleari e coerente col mandato elettorale ricevuto e soprattutto con l’esigenza di fare uscire la Sicilia da questo infelice presente. Peccato! Poiché nell’assenza di un’iniziativa di deciso contrasto, il polo, fingendo, ha inglobato perfino il ruolo dell’oppositore. E così vediamo ondeggiare questa Sicilia, smarrita e sospesa nel nulla, senza governo e senza opposizione.

Agostino Spataro

Pubblicato in “La Repubblica” del 17 aprile 2004.

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