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MALTA NELL’UNIONE EUROPEA: NUOVE OPPORTUNITÀ PER LA SICILIA

Il conto alla rovescia è ormai alla fine. Stanotte, alle 24,00 in punto, spettacolari giochi pirotecnici si accenderanno a Forte S.Angelo e in altri luoghi-simbolo dell’arcipelago per annunciare l’ingresso ufficiale della Repubblica di Malta nell’Unione Europea a 25.

Dopo quasi 20 anni di polemiche e di speranze, il faticoso cammino del piccolo Stato mediterraneo sembra approdare alla conclusione più naturale.

Certo, non tutti i 380.000 maltesi confidano nelle promesse elargite dal ceto dominante locale, tuttavia l’entrata nell’Unione costituisce una concreta possibilità per garantire a Malta un futuro di progresso e di stabilità.

Stanotte, dunque, a soli 90 km da capo Passero, un piccolo popolo, in gran parte originario dalla Sicilia, festeggerà l’avvenimento in pompa magna, come suole fare con i santi più celebrati della sua intensa tradizione religiosa.

A pensarci bene, Malta e la Sicilia, grazie a tale ingresso, si ritroveranno nel medesimo alveo istituzionale ed economico, a 5 secoli dalla separazione avvenuta (nel 1530) per decisione dell’imperatore Carlo V che staccò il piccolo arcipelago dal regno di Sicilia e ne fece concessione feudale ai Cavalieri di S. Giovanni.

Separazione formale, ma non sostanziale, poiché anche gli avvenimenti più traumatici mai hanno spezzato il filo degli antichi e più recenti legami.

Fra le due popolazioni, infatti, intercorre un vincolo antico, un vero e proprio “legame di sangue” che affonda le sue origini addirittura ai primordi della civiltà maltese il cui primo nucleo umano, storicamente identificato e risalente a circa 7.000 anni fa, pare provenisse dalla vicina Sicilia.

Secondo Sallustio, (citato dai proff. A. Mastino e R. Zucca) sembra che colonie di “trinacrii”, insieme con altre provenienti da Melita (Malta) abbiano co-fondato, intorno al V secolo a.C, la città di Oea (una delle tre dalle quali è nata l’attuale Tripoli) e altre lungo le coste libiche e tunisine.

A conferma di questi legami, basta scorrere gli elenchi telefonici di Valletta, di Gozo o di qualsiasi altra località maltese per notare l’altissima incidenza dei cognomi d'evidente origine siciliana: Camilleri, Vella, Attardo, Caruana, Mallia, De Marco, Tabone, Trigona, Spitaleri, Falzone, ecc, ecc.

DALLE COMUNI ORIGINI ALLA COOPERAZIONE SICULO-MALTESE

Eppure, nonostante la vicinanza geografica e il comune patrimonio storico e antropologico, fra le due isole non si avverte un clima d’intimità e di scambio fecondo.

A parte le solenni dichiarazioni ben auguranti delle visite ufficiali, i dirigenti di Sicilia e di Malta raramente si sono cercati e incontrati per dare vita ad un nuovo sistema di relazioni economiche e culturali, soprattutto commerciali e turistiche.

In realtà, Palermo ha un po’ snobbato Valletta e questa ha preferito volgere lo sguardo verso Londra, Bruxelles, Milano, Tripoli, Tunisi, Cipro, Libano, divenendo una fra le più importanti realtà turistiche e di servizi di trasporto e finanziari del Mediterraneo.

Non può essere sottaciuto che a ricordarsi di dare a Malta il benvenuto in Europa non sono state né Palermo né Catania, bensì la lontana Milano che ha organizzato, per l’occasione, una grande mostra di artisti maltesi a Palazzo Affari e Giureconsulti.

Una dimenticanza che certo non vanifica le potenzialità esistenti nei diversi campi per avviare una fase nuova, e reciprocamente vantaggiosa, delle relazioni fra Sicilia e Malta.

Si tratta di un' opportunità e insieme di una sfida da sperimentare in un mercato vastissimo e unico, modulato sui profitti leciti e regolato da norme trasparenti sulla concorrenza. Caratteristiche che, purtroppo, non si sono ancora pienamente affermate in Sicilia.

In taluni ambienti, inoltre, persiste una falsa percezione dell’allargamento ai 10, e soprattutto a Malta, nel senso che viene visto come una minaccia e non come un’opportunità da vivere all’insegna dell’innovazione e della sana competizione.

Il problema, semmai, è quello di verificare se la Sicilia è adeguatamente attrezzata sul terreno delle infrastrutture che dovranno essere dimensionate e finalizzate al suo ruolo effettivo e non alla megalomania dei potenti di turno e dei criteri della spesa dei fondi comunitari che dovrà privilegiare obiettivi di sviluppo produttivo e non essere erogata a pioggia - come in molti casi sta avvenendo con Agenda 2000 - per accontentare sindaci e parroci smaniosi di soddisfare il loro modesto fabbisogno di notorietà.

LA COOPERAZIONE LUNGO L’ANTICA “VIA DELLE ISOLE”

Sappiamo che i maltesi desiderano intensificare i rapporti con la Sicilia nei diversi campi: dal turismo ai trasporti aerei e marittimi, dalla pesca all’agricoltura, dalla cooperazione culturale, universitaria a quella mediatica, al coordinamento (interstatale) per controllare ed assistere i flussi d’immigrati, ecc, ecc.

A volerlo, ci sarebbero anche alcune idee. Fra le quali: i circuiti turistici integrati per operare insieme sul mercato turistico europeo e mondiale; il coordinamento funzionale dei sistemi portuali e aeroportuali che, se razionalmente utilizzati, eviterebbe la realizzazione di altri costosi doppioni.

Oltre la fitta rete dei collegamenti aerei internazionali, a Malta opera il terzo porto-container del Mediterraneo.

L’elenco potrebbe continuare con altri settori, soprattutto quello degli investimenti e dei servizi finanziari nel quale Malta gioco un ruolo davvero interessante nel contesto mediterraneo.

Con l’ingresso di Malta e di Cipro nella UE e nella prospettiva della creazione della zona di libero scambio euromediterranea nel 2010, si viene a realizzare una condizione politica ed economica inedita che rafforza la caratteristica mediterranea dell’Unione.

Oggi, nel vivo di una guerra insana, che potrebbe sfociare in un conflitto di civiltà fra Occidente e Oriente, bisogna concepire l’allargamento a sud non come un modo surrettizio per innalzare una impenetrabile frontiera divisoria, ma come uno sforzo sincero per creare uno spazio fecondo di dialogo fra arabi ed europei mirato ad una strategia di cooperazione che si snodi lungo l’antica “via delle Isole”.

Una prospettiva possibile, nella quale Malta, la Sicilia, la Sardegna, Cipro, Creta, le Baleari ed anche le isole minori vedrebbero mutare il loro ruolo: da realtà marginali a punte più avanzate della collaborazione pacifica fra Europa e mondo arabo.

Agostino Spataro

Pubblicato in “La Repubblica” del 30 aprile 2004.

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