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ELEZIONI IN SICILIA - L'ANALISI DEL VOTO (DI AGOSTINO SPATARO)

Cosa cambia in Sicilia col voto di ieri? Apparentemente non molto. Solo un rimescolamento di carte all’interno del centro-destra a favore di An e Udc? C’è questo, ma anche dell’altro.

A ben guardare, il dato siciliano, anche se non pienamente in linea con quello nazionale, credo abbia segnato un fatto veramente nuovo: la ripresa della dinamica alternativa fra i due poli ch’era stata quasi annullata, a partire dal 2001, dalla sordida sfida fra FI e UDC per la conquista del primato all’interno della CdL e quindi del sistema di potere vigente alla Regione.

Come vedremo in dettaglio, il voto potrebbe consentire di superare questa vistosa anomalia, introdotta nel sistema politico e parlamentare siciliano, con grave pregiudizio per l’azione di governo e per il ruolo dell’Ars e delle istituzioni territoriali.

Nel risultato delle europee non c’è, dunque, solo la sconfitta clamorosa di Berlusconi (candidato in tutte e cinque le circoscrizioni), ma anche la riapertura di una prospettiva di cambiamento in Italia e in Sicilia.

Se questo è l’aspetto più sostanziale, tuttavia c’è un’incongruenza di comportamenti che non è stata risolta né dal dibattito né dagli esiti elettorali.

Il problema, infatti, di questo dopo-voto non è soltanto quello di contare i consensi, ma di coglierne il messaggio e significati. Esercizio poco agevole, soprattutto, in Sicilia dove si sa per chi ha votato la maggioranza degli elettori e non per che cosa.

Paradossalmente, in queste elezioni (europee) molti non hanno votato per l’Europa, ma per una serie di candidature forti quanto fittizie, proposte non per formazione di una qualificata rappresentanza al Parlamento di Bruxelles, ma per continuare ad alimentare uno sfacciato gioco di verifiche di posizioni di potere e di equilibri all’interno del centro-destra, in vista di una sorta di “regolamento di conti” politici da tempo rinviato.

Guardiamo agli eletti. A parte i due di “Uniti per l’Ulivo, fra gli altri ve ne sono 4 (Berlusconi, Fini, Cuffaro e Bertinotti) che non andranno a rappresentare la Sicilia (e la Sardegna) a Bruxelles.

Tutto ciò non è una cosa seria, poiché vengono sbeffeggiati diverse centinaia di migliaia di elettori che hanno espresso (un po’ incautamente, in verità) la loro preferenza per i candidati più votati che non andranno a Bruxelles, per lasciare il seggio ad alcuni beneficiati dai meccanismi formali dell’incompatibilità e delle opzioni.

Tornando ai dati c’è da osservare che quella di Forza Italia è una caduta pesante, uniforme e inequivocabile e conferma una tendenza al declino che in Sicilia era stata avvertita già nei risultati delle elezioni provinciali (8 province su 9) del 2003.

Come notai, su questo giornale del 29 maggio 2003, quel voto segnò “l’incipiente declino di Forza Italia in una regione considerata basilare per il successo del berlusconismo”.

Già allora si colse l’offuscamento della stella del Cavaliere e dei suoi proconsoli.

Evidentemente, anche una regione contraddittoria qual è la Sicilia non può sopportare a lungo il predominio di una sola persona sul governo e sull’informazione.

Certo, ogni elezione ha la sua storia, tuttavia il confronto col risultato delle provinciali del 2003, (il più ravvicinato in ordine di tempo) ci aiuta a cogliere un altro importante punto d’inversione del rapporto di forza tra i due schieramenti.

Lo scorso anno la perdita di FI si è distribuita a favore dei partiti alleati e non ha premiato il centro-sinistra siciliano rimasto inchiodato al 34% del 2001.

Oggi il centro sinistra è balzato ad un incoraggiante 40% che lo rimette in corsa per contendere al polo avversario il governo della regione.

Si supera cioè definitivamente il clima della disfatta del 61 a 0 e si riprende la corretta dialettica dell’alternativa fra i due schieramenti.

I numeri ci dicono, infatti, che la Cdl in Sicilia scende dal 66% del 2001 al 52,8% del 2004, mentre il centro-sinistra sale dal 34 al 40%, riducendo così lo scarto fra i due poli dai 32 punti del 2001 agli attuali 12 punti. Si rafforza, cioè, la prospettiva di un’alternativa possibile al centro destra, anche a breve termine. Possibile, ma non scontata. Molto sta a un po’ tutti i partiti del centro sinistra siciliano i quali dovrebbero liberarsi dei due estremi di una stessa visione frustrante e perdente: la rassegnazione minoritaria e la tentazione neo-consociativa.

Una terza via, vincente, è possibile. A condizione di riuscire a trovare un’intesa per un serio programma di opposizione per questo fine legislatura che, combinando denuncia e proposta, riesca ad attirare e a mobilitare settori importanti della società ancora scettici sulla effettiva possibilità di un cambio di governo a Roma come a Palermo.

Agostino Spataro

* Pubblicato in “La Repubblica” di martedì 15 giugno 2004.

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