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ENNA: ARCHEOLOGIA PER LO SVILUPPO DEL TURISMO - I MITI PAGANI DI DEMETRA E KORE

Demetra, la bionda dea delle messi e madre di Kore, è come risorta fra le contrade del suo intramontabile mito, fra Enna e il lago di Pergusa, fra Centuripe, Morgantina e Piazza Armerina…

Almeno nei primi sei giorni di luglio, durante i quali si sono svolti due importanti eventi a lei dedicati e promossi dall’Ente biennale di archeologia di Enna: il 1° Convegno internazionale “Demetra: la divinità, i santuari, il culto, la leggenda” e il 1° Festival del cinema archeologico del Mediterraneo.

Cominciamo dal simposio al quale hanno partecipato una sessantina fra accademici provenienti da diverse università italiane (Trieste, Palermo, Bologna, Messina, Lecce, Catania, Sassari) e straniere (Heidelberg, Atene, Virginia, Pennsylvania, Tunisi), studiosi del CNR e dell’Accademia dei Licei, dirigenti e ricercatori di tutte le Soprintendenze BB.CC. della Sicilia.

Un concentrato di saperi, competenze ed esperienze di cui, per ragioni di spazio, non possiamo dar conto e che troveranno allocazione nella pubblicazione degli atti del convegno.

Risultato: quattro giorni d’intenso confronto che ha messo a fuoco il “ruolo” di Demetra all’interno del pantheon ellenico e spiegato le ragioni della vasta diffusione del suo culto in vari Paesi mediterranei, soprattutto in Sicilia di cui era epicentro il santuario eretto sulla rocca di Euno.

Sicuramente, Demetra è stata la divinità pagana più vicina alle vicissitudini degli uomini e, perciò, da questi più adorata e celebrata. Addirittura, ad Enna, fino al 1412 d.C., - leggiamo in uno scritto di Salvatore Morgana - alcuni strati della popolazione ennese, che “non dimenticavano Cerere e le pratiche pagane”, festeggiavano le “cerealia” , ossia i baccanali e le orge con cui il popolo ringraziava la dea per il raccolto avvenuto e per il successivo.

Secondo la “biografia” tracciata da Ileana Chirassi Colombo (università di Trieste), Demetra, oltre al dono del grano, ha svelato agli uomini la tecnica di fabbricazione del pane, in particolare della pagnotta “perfettamente divisibile in parti uguali, che ne fa la dea democratica per eccellenza”.

Oggi, per avere un buon raccolto e quant’altro ci si rivolge a Maria SS della Visitazione, la cui festa fu istituita, circa 600 anni fa, per soppiantare le pratiche pagane, mentre a Demetra sono ricorsi i rappresentanti della provincia, con in testa il presidente Cataldo Salerno, e taluni sindaci dell’ennese per chiederle il “miracolo” dello sviluppo del turismo in questo comprensorio ricco di beni ambientali e monumentali, dove sono stati censiti ben 260 siti d’interesse archeologico.

Fuor di metafora, queste prime esperienze, anche se non esenti da una certa ridondanza imitativa, hanno offerto uno spaccato davvero ammirevole dello sforzo prodotto e programmato dai vari soggetti coinvolti nel progetto della Biennale di archeologia, finanziato con fondi di Agenda 2000, tendente a valorizzare un grande e variegato patrimonio e “a mettere in azione- spiega il presidente Giuseppe Lo Iacono- quelle potenzialità del territorio che possono trovare risorse di pregio nell’offerta turistica”.

A tale sforzo si collega la campagna, lanciata dall’assessore provinciale Gaetano Adamo, unico (in Italia) con delega alle “aree archeologiche”, per “Restituire i beni archeologici al mittente” ovvero per il recupero di preziosi reperti, provenienti dall’ennese e da altre parti del territorio siciliano, trafugati da bande d’incalliti tombaroli che li hanno svenduti al fiorente mercato nero dell’arte. Com’è noto, taluni di questi celeberrimi reperti siciliani si trovano in alcuni famosi musei stranieri, europei e d’oltreoceano, fra i quali ricordiamo: il British Museaum di Londra in cui sono esposti la coppa aurea di Sant’Angelo Muxaro (Agrigento) e il decagrammo d’argento con la testa d'Aretusa di Siracusa e il Metropolitan Museum di NewYork dove si trovano il tesoro d’argenteria ellenistica di Morgantina e il cratere del Pittore dei Niobidi di Agrigento.

La campagna, sostenuta da una petizione popolare, ha già fatto registrare migliaia di adesioni durante le serate del 1° Festival del cinema archeologico del Mediterraneo- Premio Kore- che si è svolto nello splendido scenario del Castello di Lombardia.
La manifestazione, unica nel suo genere, si propone la diffusione, tramite il mezzo audiovisivo, della conoscenza del mondo antico nelle scuole e in generale nell’opinione pubblica, per contribuire a creare una nuova sensibilità archeologica che è la più efficace difesa dell’incommensurabile patrimonio siciliano e mediterraneo.

A fare da apripista è stato il pregevole film (fuori-concorso) del regista palermitano, Maurizio Diliberto Paulsen “Demetra. Ragioni e luoghi di un culto in Sicilia” al quale sono seguite altre interessanti produzioni italiane e straniere.

Il premio Kore per la migliore opera cinematografica è stato assegnato al regista francese Thierry Ragobert per “Gli ultimi giorni di Zeugma”, prodotto da Gedeon Programmes per la Sept Arte mentre al tedesco Elli Kriesch autore de “I misteri delle culture scomparse della Sardegna” è andato il premio Kore per i contenuti scientifici e archeologici, produzione Bavarian Broadcasting.

L’Agon d'Atene, rappresentato da Memi Spiratou e da Lena Savidis, ha deciso di assegnare un premio per il miglior reportage audiovisivo a “Dan Cruickshank e le città perdute dell’Iraq” di Sam Hobkinson, produzione BBC (G.B.), che documenta la corsa dello storico inglese Cruickshank per filmare alcune tra le meraviglie archeologiche irachene…prima che scoppiasse la guerra preventiva di Bush e soci.

Agostino Spataro

Pubblicato in “La Repubblica” del 8 luglio 2004

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