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IL PORTO DI PANTELLERIA: CHI VIVE DI SPERANZA, DISPERATO MUORE...

6 Gennaio 2005. La forte protesta della Confcommercio di Pantelleria sui saltuari collegamenti via mare dell'isola con Trapani, di cui demmo notizia alcuni giorni or sono, qualche effetto indubbiamente lo ha sortito. Non pochi organi di stampa nazionali l'hanno fedelmente riportata, evidenziando la situazione di estremo disagio per gli abitanti di Pantelleria venutasi a creare per le ripetute e continue interruzioni del servizio verificatesi in questi ultimi mesi. Interruzioni che alla fine, proprio in coincidenza con le festività natalizie, hanno portato a scarseggiare carne,frutta e verdura e altri generi di prima necessità sui banchi dei negozi, per non parlare dei beni cosiddetti voluttuari che, attesi da esercenti e commercianti locali per soddisfare la domanda di consumo tipica del periodo, sono rimasti invenduti sui camion fermi a Trapani.

Alla fine anche la stampa regionale ha affrontato l'argomento. Il 5 Gennaio 2005, il Giornale di Sicilia ha riferito del blocco di alcuni cantieri di Pantelleria per la mancanza dei materiali necessari, e del danno per alcuni imprenditori locali impossibilitati a portare avanti i lavori e costretti a tenere fermi gli operai, pur dovendone pagare gli stipendi. Sotto accusa la Siremar che, non solo non assicura - è un dato di fatto - i recuperi delle corse mancate, rinviando sistematicamente di 24 ore le partenze annullate (a differenza in verità di quanto avveniva fino a qualche tempo fa), ma in questo periodo effettua anche il collegamento sulla linea Trapani-Pantelleria con un traghetto, il "Piero della Francesca", di limitate capacità, in grado di imbarcare non più di due mezzi pesanti per volta. La Siremar a sua volta scarica le sue responsabilità sul famigerato "porto" di Pantelleria (un'opera incompiuta da quarant'anni...), le cui caratteristiche, per le insufficienti dimensioni e il basso fondale, non consentono l'ingresso di navi più grosse e capienti, di cui la compagnia, a suo dire, pur disporrebbe.

Oggi, 6 gennaio, è la volta del quotidiano "La Sicilia". Un bel pezzo di Rino Giacalone racconta in breve la storia del famigerato porto di Pantelleria, "una chimera da oltre 50 anni", così lui la definisce. Purtroppo, riportato com'è in cronaca provinciale, non saranno molti in Italia a leggere l'articolo e a rendersi conto, una volta di più, di come possano andare le cose nel nostro Paese, considerata una delle prime economie del mondo. Ma proprio per questo abbiamo pensato di riportarlo su Pantelleria News. Potrà così essere conservato nell'archivio del nostro notiziario on-line a "futura memoria".

Tra la Siremar e il "porto chimera" è comunque un bel gioco a scaricabarile. E a farne le spese sono al solito i cittadini panteschi, sempre più delusi e sfiduciati che si possa arrivare in tempi ragionevoli a una soluzione di questo problema certamente di importanza vitale per l'isola. Frattanto una buona notizia c'è e va ricordata: presso il Comune di Pantelleria è stata creata una "Unità di Crisi", con il compito di monitorare quotidianamente i collegamenti marittimi ed aerei, tenere i contatti con le autorità, e coordinare gli eventuali interventi occorrenti in caso di perdurare di avverse condizioni atmosferiche, raccogliendo le eventuali segnalazioni dei cittadini. Servirà a qualcosa ? Speriamolo... Ma speriamo anche che non si avveri il detto: chi vive di speranza, disperato muore... (ndr)

Porto, una chimera da oltre 50 anni (di Rino Giacalone)

Pantelleria. La violenta mareggiata che sembrava interminabile in questi giorni non si è portata via solo una parte del Molo Nasi, dove ieri sono arrivati una betoniera e gli operai per una colata di cemento che è servita a rattoppare il buco causato dal mare in tempesta, ma anche un fico d'india che era cresciuto in cima al molo. Quando venne impastato il conglomerato servito a realizzare la parte nuova calpestabile, infatti, pare che invece della sabbia sia stato usato del terriccio e qualche seme alla fine ha germogliato.

Mentre gli operai lavoravano, ieri all'orizzonte compariva la "Madonna di Fatima", così come da queste parti viene chiamato il traghetto della Siremar. Perché come una Madonna può capitare che conceda le apparizioni ai suoi fedeli in trepidante attesa. Ieri è apparso dopo 9 giorni, ha però dovuto circumnavigare l'isola e andare a sbarcare la sua merce al porto di Scauri dove in attesa c'era una moltitudine di gente. Il porto: è questa la richiesta che i panteschi continuano ad avanzare per vedere risolti i loro problemi di isolamento. Anni di lavori e miliardi di soldi pubblici hanno permesso la sola costruzione di un paio di braccia stese verso il mare, di una diga foranea con la sua estremità già sott'acqua, e da qualche giorno neppure con un faro che la illumina.

Non si vedono le banchine, ma si vede invece una immensa discarica. In un angolo ci sono i mezzi usati da una delle imprese, la Sailem, che negli anni, assieme ad altre, ha lavorato per costruire il porto che non c'è. Ci sono anche enormi blocchi di terra e pietruzze fuse insieme, mai andati in mare eppure erosi come se fossero stati appena tirati fuori dall'acqua. Una banchina, che sembra nuova, è già sfondata a scoprire il mare, non c'è cemento.

Gli ultimi lavori in ordine di tempo dovevano essere conclusi lo scorso giugno. Cominciati nell'ottobre del 2002, appaltati alla ditta Comesi per circa 300 mila euro (servivano a consolidare la diga foranea) non sono mai finiti e c'è un contenzioso in corso che impedisce la prosecuzione ed eventualmente un nuovo appalto. A febbraio dovrebbero avere inizio lavori per circa 7 milioni di euro per completare una parte del molo sporgente, quello che un paio di anni addietro si scoprì essere stato progettato erroneamente.

Una molo a difesa dal mare inclinato verso l'interno. E per poco non comprometteva l'accesso alle navi, se fosse stato collocato all'estremità un blocco frangiflutti, lui solo costato circa un miliardo di vecchie lire, alto 20 metri, in pratica inutile. I lavori per il porto vanno avanti da 50 anni, fiumi di denaro finiti in acqua con i massi che si sono staccati - si calcola una spesa nell'ordine di centinaia di miliardi - , il nuovo non esiste, affiora ancora la diga costruita dai cartaginesi che resiste come i frangiflutti posti dai primi panteschi appena sotto all'ospedale. Massi, uno incastrato all'altro, che il mare non riesce a trascinare via come ha fatto con la nuova diga. Ieri sera, dopo giorni di maltempo, il tramonto ha illuminato quello che comunque qui sono costretti a chiamare porto.

Per maggiori informazioni:

Guido Picchetti
c.da Penna
91010 Pantelleria (TP)
e-mail gpicchetti@libero.it
tel. 0923-916077
cell. 333-1436242
http://www.guidopicchetti.it
http://www.pantellerianews.net

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