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ALLE RADICI DELLA CRISI SICILIANA

Nessuno può nascondere che la lunga paralisi che immobilizza l’Assemblea regionale siciliana presenta, sempre più, i caratteri della decadenza funzionale ed istituzionale.

Senz’altro, v’influiscono assenteismo dei deputati e dissidi politici interni al centro-destra per la spartizione di quote di potere assembleare. Tuttavia, questi sono i sintomi non le cause di una crisi che affonda le radici nel progressivo indebolimento dei poteri del Parlamento a favore dell’esecutivo e nell'isterilimento della vita democratica degli stessi partiti.

Ne è conferma la moda invalsa in alcune forze del centro-destra (F.I. in particolare) di nominare (non di eleggere) il coordinatore (non il segretario) regionale che la dice lunga sul modo di governare questa Regione “quasi nazione” che, in virtù della sua specialità statutaria, dovrebbe esaltare tutte le potenzialità democratiche e autonomistiche.

Invece, assistiamo ad una feudalizzazione della politica che non ha precedenti nella storia autonomistica e repubblicana.

Di fronte ad un potere di “nomina” così illimitato, il povero deputato si preoccuperà, prima di tutto, di risultare gradito a chi questo potere esercita e dopo, se gli resterà tempo e voglia, farà un salto in Assemblea dove sa che deciderà poco o nulla, poiché il vero potere decisionale risiede fuori del parlamento medesimo.

Come si vede la faccenda è un tantino più complessa di quanto appare dalle rituali conferenze e dichiarazioni dei capigruppo.

Perciò, prima di assumere provvedimenti meramente burocratici, sarebbe stato preferibile avviare una riflessione severa e propositiva, anche nel quadro del dibattito sulla riforma dello Statuto, sullo condizioni e sulle funzioni del Parlamento siciliano in sintonia coi mutamenti intervenuti nella realtà socio-politica locale e tenendo conto dei nuovi assetti ed orizzonti giuridici e costituzionali che si delineano ai livelli nazionale ed europeo.

Da questa carenza di analisi nasce lo scarto fra la gravità della crisi e la banalità dei provvedimenti assunti per fronteggiarla.

Poiché, per combattere l’assenteismo non bastano le multe o altri espedienti pecuniari e nemmeno gli appelli moralistici. Come se l’Ars si fosse, di colpo, trasformata in una ingovernata classe di studenti animati da una gran voglia di marinare.

Purtroppo, a volte, così appare! Ma non possiamo fermarci all’apparenza.

Il fatto merita un approfondimento scevro da interessi di parte, in grado d’individuare le cause effettive della crisi, cui fa da pendant una sorta d’infiacchimento democratico che, da qualche tempo, serpeggia fra i siciliani.

Il dato più allarmante, infatti, non è rappresentato dalla scandalosa paralisi in se stessa, quanto dal fatto che lo “scandalo” non scandalizza quasi nessuno. Va scemando, pericolosamente, l’interesse popolare per tutto ciò che accade (o non accade) all’Ars, nel governo o all’interno dei partiti, mentre cominciano a manifestarsi i segni di una diffusa insofferenza per tutto quello che è “politico” o ha a che fare con la politica.

Come dire: la massa sta per essere ingravidata del seme perfido del qualunquismo che potrebbe risultare foriero d’inedite e sofisticate forme di condizionamento illiberale.

Il fenomeno non è soltanto siciliano, ma qui, in Sicilia, dove la condizione politica e morale è più degradata, acquista i caratteri di una incipiente deriva.

Perciò - lo ribadiamo - il problema non si risolve con le multe, ma andando a verificare il grado di rispondenza fra il ruolo dell’Ars e della Regione con i reali interessi della gente, soprattutto di quella meno tutelata e quindi più esposta ai contraccolpi del fallimento delle politiche poliste.

Pessimismo di maniera? Provate a riflettere sull’esodo di decine di migliaia di giovani siciliani, operai o laureati, costretti ad emigrare, come mezzo secolo prima fecero i loro padri, alla ricerca di un lavoro degno che qui non trovano; o sugli scandalosi divari esistenti, a livello di prestazioni e di costi, fra la sanità siciliana e quella di altre regioni; o sulle angustie dell’economia, sull’arretratezza dei sistemi di trasporto o sugli effetti devastanti provocati dagli aumenti di prezzi e tariffe sui bilanci delle famiglie, ecc, ecc.

Ieri, in Sicilia, è morto un uomo perché non gli hanno trovato un posto-letto in rianimazione. Non è stato il primo e, purtroppo, non sarà l’ultimo.

Eppure c’è chi propaganda ottimismo, questo sì di maniera, forse perché, magari inavvertitamente, scambia la sua privilegiata condizione soggettiva con la difficile realtà oggettiva in cui si dibattono larghi settori del popolo siciliano.

L’elenco delle questioni irrisolte potrebbe continuare. Ed fra questi problemi che bisogna scavare, ripercorrendo i sentieri della sofferenza dei siciliani, per risalire alle cause vere della decadenza politica e istituzionale dell’Ars e di questa Regione.

Agostino Spataro

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