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SICILIA: LA POLEMICA SULLA RIFORMA ELETTORALE - I MANGIATORI DI LEGGI

Narra la leggenda che, in tempi remoti, la Sicilia sia stata dominata dai lestrigoni, un’orrenda razza di giganti antropofagi, oggi la cronaca ci dice che l’Isola sembra essere governata da una strana razza di politici, i quali, certo, giganti non sono e possiamo definire (mi si passi il neologismo) “legofagi”, ossia mangiatori di leggi.
Se i primi mangiavano uomini, i secondi mangiano (o si rimangiano) leggi che loro stessi hanno voluto con iattanza, come la riforma elettorale regionale imposta, in un’afosa giornata d’agosto del 2004, con la muta forza dei numeri. Oggi, quasi tutti disconoscono la paternità di questa legge e se la vorrebbero (ri) mangiare, abrogandola, con un emendamento inserito in una delle solite leggi-calderone.

A proposito: quando si porrà fine a tale insulsa pratica che stravolge il concetto stesso di legge, degradandola a livello di un contenitore dozzinale o, peggio, di un “omnibus” sul quale tutti vorrebbero salire, senza pagare il biglietto?

Per rispetto della dignità del Parlamento, si deve garantire una certa coerenza tematica, una corrispondenza fra titolo e contenuto di una proposta di legge; tutto quanto esorbita va dichiarato inammissibile.

A maggior ragione, quegli emendamenti che propongono d’abrogare, addirittura, una legge elettorale.

Spiace rilevare che il Presidente dell’Ars si sia deciso ad intervenire solo dopo che la polemica politica (non procedurale) è esplosa nella maggioranza, a seguito di una dura presa di posizione contraria all’approvazione dell’emendamento assunta dal suo partito.
Finalmente, si è capito che una materia così delicata non può essere associata alla caterva di misure particolaristiche e clientelari che inondano il parterre dell’Assemblea regionale e rinviato il tutto alla seduta di mercoledì 27. All’Ars può accadere anche l’imprevedibile, tuttavia è altamente improbabile che una tale legge possa essere approvata in tempi così ristretti, a soli 18 giorni dallo svolgimento del referendum.

Perciò, appare inevitabile il referendum promosso dai partiti minori minacciati, nella loro esistenza, dallo sbarramento del 5% imposto da una maggioranza eterogenea che non ha voluto sentire le legittime ragioni degli altri e i saggi consigli che, da più parti, sono venuti per un rinvio a dopo le ferie della discussione, per consentire una più ponderata riflessione sui punti più controversi.

Peccato! Poiché si sarebbe evitato l’inciucio e risparmiato la prova referendaria che, oltre ad essere costosa per il bilancio della regione, non garantisce (ammesso che vinca il “no”) una nuova legge elettorale, ma solo il ritorno al sistema preesistente.
In questi giorni, sulla vicenda abbiamo assistito a due fatti politici di rilievo: il ricompattamento, attorno al “no”, dell’intero arco del centro-sinistra e la dichiarata volontà abrogativa dei due maggiori partiti del centro-destra: Forza Italia e gran parte dell’Udc.

Addirittura, il presidente Cuffaro si è spinto a fare propaganda per il “no”. Al pari di Orlando, di Forgione e d’ altri esponenti promotori del referendum. Tutti insieme, pericolosamente. Si, perché l’annunciata convergenza, oltre a creare una grande confusione nell’elettorato, potrebbe nascondere una nuova insidia, un disegno inconfessabile del centro destra che oggi sembra avere nostalgia della vecchia legge.

Da quel 16 luglio, vissuto freneticamente fra Roma e Palermo, ad oggi c’è di mezzo il recente sconvolgimento elettorale che come un’onda lunga (non dico “tsunami” per scaramanzia) raggiungerà l’Isola e potrebbe cancellare la terribile anomalia del voto del 2001.

Anche in Sicilia s’ode il sibilo della sconfitta e buona parte dei 61 sentono vacillare il seggio. Allora, quale migliore tutela di quel listino (a 18 nominati dal presidente della Regione) che funzionerebbe come norma- rifugio per singoli parlamentari spodestati e come blindatura della maggioranza?

Cultura della diffidenza? Penso che c’è un solo modo per verificare la buona fede di ciascuno: sottoscrivere, prima del 15 maggio, l’impegno a modificare, entro il 2005, la vecchia legge, qualunque dovesse essere l’esito del referendum.

Agostino Spataro

* articolo pubblicato in “La Repubblica/Pa” del 23 aprile 2005.
* pubblicato in “La Repubblica” del 23 aprile 2005.

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