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LE PRIMARIE IN SICILIA - DI AGOSTINO SPATARO

Primarie si, primarie no. Speriamo non diventi questo il tormentone dell’estate in Sicilia e altrove. Tuttavia, considerata l’urgenza dei tempi, bisogna prendere atto, un po’ a malincuore, del fatto che, soprattutto nell’ambito del centro-sinistra, le “primarie” rappresentano la forma più avanzata o, se si vuole, residuale di partecipazione democratica al processo formativo delle candidature a presidente della Regione e di altre istanze elettive.
Non è molto consolatorio, ma non si deve dimenticare che nel centro-destra, dove gli interessi politici e d’altra natura sono più corposi e talvolta inconfessabili e le pratiche di partecipazione democratica sono vicine allo zero, di primarie nemmeno si parla.
D’altra parte, senza le primarie si rischia di lasciare campo libero a deleterie operazioni verticistiche che farebbero aumentare il distacco fra cittadini- elettori e partiti del centro-sinistra.
Purtroppo, questa è la realtà della politica in Italia e ancor più in Sicilia dove non si è saputo (e talvolta voluto) contrapporre allo strapotere del centro destra un’opposizione rigorosa e puntuale capace di mobilitare partiti, sindacati e movimenti a tutela degli interessi sociali lesi o discriminati.
Le cause sono molteplici, tuttavia il problema centrale è costituito dalle mezze riforme varate in questi anni che hanno creato confusione e la moltiplicazione dei partiti (ve ne sono oltre 40 iscritti al registro del parlamento degli aventi diritto al rimborso elettorale e al contributo pubblico).
In realtà, tali riforme sono servite da paravento per far passare, col consenso quasi unanime, un progetto politico mirante al ridimensionamento del ruolo dei partiti di massa e dello stesso Parlamento mediante il restringimento degli spazi di democrazia di cui i partiti erano i principali canali partecipativi.
Invece di puntare al loro rinnovamento si è favorito un leaderismo senza leaders o inventati alla bisogna, che è, già in se stesso, una mortificazione dello spirito e della pratica della democrazia più autentica.
Cosicché, oggi, in questa sedicente “seconda Repubblica” e in questa sempre “prima Regione” vediamo il ceto politico avvitato su se stesso e impaurito del nuovo, incapace di rigenerarsi e di proporsi come moderna classe dirigente, sempre alla ricerca di spazi di potere clientelare e patrimoniale.
Se così stanno le cose, appare chiaro che i partiti non hanno alcun interesse ad aprirsi alla società, alle categorie produttive, agli intellettuali non prezzolati, ai movimenti.
Perciò, anche di fronte ai più clamorosi disastri elettorali, nessuno desidera un cambiamento sostanziale dentro e fuori della sfera politica; si continua, imperterriti, per conservare invece che innovare.
Sembra che un grande afflato conservatore spiri a difesa di questa Regione attorno a cui sono stati innalzate altre barriere “autonomistiche”, per eternare questo asfissiante status quo. Finché dura!
Qui sta la grande contraddizione che la Sicilia sta vivendo. La gravissima crisi economica e morale dell’Isola imporrebbe una nuova politica e un ricambio di classe dirigente, invece si vorrebbe “conservare”, per altri cinque anni, un ceto politico di maggioranza e di opposizione che porta, in misura diversa naturalmente, le più grandi responsabilità della crisi.
Le primarie dovranno tenere conto di questo dato politico. Può essere questa l’occasione per fare finalmente una verifica rigorosa, per trarre un bilancio del quinquennio all’Ars.
Chi ha demeritato o rinunziato a svolgere coerentemente il ruolo assegnatagli dagli elettori non dovrebbe poter concorrere a nuove candidature.
Così come non sono da sottovalutare i contenuti programmatici che dovranno contrassegnare ciascun candidato alle primarie. Non è un dato facoltativo.
Deve essere chiaro che in Sicilia non sarà facile battere il sistema di potere della CdL, il centro sinistra deve fare molto affidamento su programmi alternativi, credibili e fattibili, e non soltanto su alcune belle facce del trasformismo isolano.
Esiste una questione di etica politica: chi si candida alle “primarie” deve dire come e con quali politiche vorrebbe andare a governare la Regione.
Non è necessario un programma ampio ma anche una scheda che, se meritevole di considerazione, al di là dell’esito del candidato alle primarie, potrà concorrere alla formazione del programma generale e definitivo della coalizione.
Insomma, oltre alle questioni, importantissime, riguardanti tempi, modalità e trasparenza di procedure di svolgimento delle primarie, c’è un problema serio di nomi e di programmi, soprattutto in Sicilia dove la sfida per il centro sinistra è davvero ardua e i problemi enormi e terribilmente complicati.
Agostino Spataro

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