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IL SUCCESSO DI RITA BORSELLINO ALLE PRIMARIE SICILIANE - LA LEZIONE CHE ARRIVA DALLE URNE

Ora che l’evento delle primarie si è consumato vediamo di capire che cosa è accaduto e, soprattutto, quello che potrebbe accadere.

Da un lato fa gioire la rilevante prevalenza di Rita Borsellino - sull’altrettanto valida candidatura del prof. Ferdinando Latteri - per la riaffermazione del valore dell’antimafia che pareva smarrito. Dall’altro lato la vittoria della presidente di Libera dovrebbe indurre alla comune riflessione poiché resta aperto il grande problema (dell’intero centro-sinistra) di come riuscire a vincere lo scontro vero e difficile del prossimo giugno.

Il successo della Borsellino evidenzia, fra i tanti, un elemento importante che mette in causa la capacità dei partiti di sintonizzarsi con i sentimenti e le aspirazioni del loro stesso elettorato e della società civile organizzata che, in questa vicenda, ha dimostrato che quando ci si impegna per davvero riesce a spuntarla sulle logiche conservatrici dei partiti, riuscendo ad imporre loro perfino i candidati.

Senza bisogno di ricorrere alla sfera di cristallo, nel voto si legge chiaramente una volontà di cambiamento radicale alla Regione, di rottura coi metodi alquanto discutibili del governo di Salvatore Cuffaro. E si legge anche un segno di discontinuità con un certo tipo d'opposizione.

Così come, questo voto dovrebbe insegnare che le candidature, almeno nel centro-sinistra, non possono più essere frutto di accordi meramente spartitori o di trovate spettacolose calate da Roma, ma dovranno essere radicate nella realtà del territorio che s’intende governare e da questo espresse democraticamente.

Le primarie siciliane mostrano poi un’interessante ripresa della partecipazione dei cittadini alla vita politica contro la preoccupante tendenza all’infiacchimento democratico che potrebbe derivare dalla nuova legge elettorale nazionale, imposta dal centro-destra e ancora in itinere, che, abolendo le preferenze, abolisce nei fatti la residua sovranità dell’elettore di scegliersi il candidato che più gli aggrada e conferisce alle segreterie dei partiti il potere di “eleggere” il Parlamento nazionale.

Per queste ed altre ragioni, le primarie siciliane costituiscono una verifica seria e tonificante che lascia ben sperare per il futuro.

Esse sono anche una buona base di partenza per impostare un progetto politico e programmatico, connotato sul valore fondante della lotta alla mafia che per essere vincente dovrà riuscire a mobilitare tutte le energie e le risorse disponibili e convincere quanti appaiono delusi, ma non del tutto distaccati, dalla politica del centro-destra.

Uno sforzo davvero formidabile, non agevole, che dovrà essere calato in un contesto politico ed amministrativo allo sbando, pesantemente condizionato dalla zavorra di un sistema di potere affaristico e clientelare che non intende mollare la presa, e al contempo disegnare le grandi coordinate per uno sviluppo basato sulla legalità e sulla crescita della produzione e dell’occupazione.

Legalità e sviluppo economico sono facce della stessa medaglia, ma molti, anche fra gli imprenditori più avveduti, stentano a convincersi di questo benefico assioma.

Il futuro della Sicilia e di gran parte del Mezzogiorno (e fors’anche dell’Italia intera) si gioca su questo versante. Non è una faccenda solo siciliana, ma dell’intero arco delle forze politiche nazionali democratiche, a cominciare dal centro sinistra che si candida, a giusto titolo, al governo del Paese. Il vero sostegno che tali forze potrebbero dare alla candidatura di Rita Borsellino è quello di assumere la sua esemplare battaglia per la legalità come una delle priorità essenziali nell'ambito del nuovo programma che l’Ulivo si appresta a varare.

Poiché se è vero che l’antimafia non è un programma, è altrettanto vero che senza l’antimafia non si può fare un buon programma.

Perciò, tutti i soggetti della coalizione dovranno dimostrare uno straordinario e fattivo spirito unitario, stringersi attorno alla candidata - presidente, per elaborare un programma credibile in base al quale dispiegare sul campo tutte le forze e le energie mobilitabili, molte delle quali restano in attesa di segnali più chiari.
E chissà se una donna sobria ma determinata, prestata alla politica da una società pudica e laboriosa, non possa riuscire, con le sue idee e il suo sorriso melanconico, dove altri non hanno potuto: a convincere la maggioranza dei siciliani che è venuto il tempo per un cambiamento radicale.

Agostino Spataro
* Pubblicato in “La Repubblica” del 6 dicembre 2005

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