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LA SICILIA, IL PONTE SULLO STRETTO E LA PROTESTA ANTI-TAV - UN’ISOLA A BASSA VELOCITA’

Seguendo le convulse fasi della protesta “No Tav” contro l’alta velocità (AV) ferroviaria in val di Susa vien voglia di gridare allo scandalo per questa Sicilia condannata all’emarginazione dove circolano ancora treni a bassa velocità che - come vedremo - hanno medie di percorrenza di 30 km/h.

Una condizione davvero intollerabile che non sembra sfiorare il ceto politico dominante tutto intento, dopo aver bruciato il futuro dei siciliani, a grattare il fondo del pentolone della spesa regionale, soprattutto sanitaria e pseudoculturale.

Alle immagini delle cariche antisommossa in val di Susa fanno riscontro le cronache, davvero penose, di un’Ars ridotta a luogo di pasticciata legittimazione di un clientelismo prepolitico che farebbe arrossire qualunque dittatore.

Non è per inveterato vittimismo, ma difficilmente i siciliani potranno capire le ragioni di quella drammatica protesta che, indirettamente, evidenzia un paradosso: fra chi rifiuta e chi brama l’alta velocità (AV) ferroviaria. Come accade in questo nostro mondo paradossale dove c’è chi muore di fame e chi di colesterolo ed obesità.

Gli abitanti di quell’amena valle, infatti, si battono contro il progetto di far passare sul loro ristretto territorio la nuova megainfrastruttura. La linea per l’alta velocità che dovrebbe congiungere Torino a Lione in poco più di un’ora (contro le 4 attuali) e a Parigi in 3 ore e mezza e che essi considerano dannosa per la salute e per l’ambiente e superflua visto che già opera, sulla stessa tratta, una ferrovia a doppio binario, più un’autostrada, due strade nazionali, ecc, ecc. Ad abundatiam, si potrebbe dire!

In Sicilia abbiamo linee ferroviarie e mezzi che - secondo l’orario ufficiale di Trenitalia - impiegano circa 6 ore per coprire la tratta Palermo-Siracusa (244 km) e 9 ore e 15 minuti per la tratta Agrigento-Siracusa (307 km, via Gela).

Un percorso incantevole, ma terribilmente lento che ho sperimentato di persona e denunciato su questo giornale (6 luglio 2004). O, ancora, la Trapani-Messina che di ore ne richiede 7 e di minuti 35.

Solitamente, specie in questi periodi prefestivi, al tempo ufficiale si devono aggiungere ritardi davvero inspiegabili e crudeli.

Altro che “viaggio in Sicilia” decantato dalla promozione turistica della Regione! Per la gente (ed anche per le merci) viaggiare sulle rotaie isolane diventa un vero e proprio supplizio.

Il governo sostiene che tale insostenibile divario si potrà largamente colmare con la realizzazione del ponte sullo Stretto. A me non pare. Poiché, ammesso che il ponte si possa effettivamente realizzare, i tempi d'attraversamento si ridurrebbero di poco più di mezzora, lasciando inalterata la disastrosa condizione della rete ferroviaria siciliana.

Invece, con l’AV i recuperi sarebbero di gran lunga superiori. Come si dimostra con la costruenda Torino – Lione che consentirebbe di recuperare quasi 3 ore in una tratta di circa 300 km.

Secondo la programmazione di Tav spa, la Sicilia potrebbe avere l’alta velocità ferroviaria fra alcuni decenni. Per il momento ce la possiamo solo sognare.

Perciò chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginare un’Isola ad alta velocità nella quale la Palermo Siracusa si coprirebbe in poco più di un’ora (invece che in 6), la Trapani-Messina in 2-3 ore (invece che in 7 ore e 35 minuti), con recuperi di circa 4 ore, in direzione del continente, dove nel frattempo l’A.V. si estenderà su quasi l’intera rete nazionale ed europea.

Avremo così un recupero sei volte superiore a quello prodotto dal ponte. In tale prospettiva, cambierebbe davvero la condizione e il ruolo della Sicilia in senso bidirezionale: verso l’Italia e l’Europa e verso l’Africa.

L’AV avvicinerebbe la Sicilia e le sue grandi realtà urbane, turistiche, agricole, portuali, industriali a Roma, a Milano, a Genova, a Trieste e quindi alla rete europea e, viceversa, quest’ultime all’Africa, attraverso la Sicilia. Tutto ciò darebbe un senso al promesso prolungamento, fino in Sicilia, del corridoio nord-sud che parte da Berlino. Il ponte, invece, non garantisce questi risultati.

Ma il nostro è solo un sogno… ad alta velocità, per l’appunto. Un sogno amaro poiché, pure sforzandomi, non sono riuscito a trovar posto nella ipotetica Tav alla Agrigento-Siracusa, che - non dimentichiamolo - collega due fra le più rinomate città del turismo archeologico mediterraneo, passando per una zona di sviluppo agricolo (il ragusano) fra le più importanti d’Europa.

D’altra parte, anche i sogni hanno un limite temporale che, forse, la Tav spa potrebbe oltrepassare.

Insomma, l’alta velocità farebbe fare al sistema siciliano un salto di qualità e di efficienza davvero notevole. Eppure non è all’ordine del giorno. Tutto ciò è molto strano: per il ponte si bruciano i tempi, pericolosamente, mentre per l’AV si rinvia a chissà quando.

Forse, si teme che l’AV dimostrerebbe la sostanziale inutilità, o perlomeno la non priorità, della costruzione del ponte della discordia?

Agostino Spataro

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