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ELEZIONI - L’IPOTESI PRIMARIE PER CAMERA E SENATO

Col nuovo sistema proporzionale alle prossime politiche sarà impossibile che si ripeta in Sicilia, il 61 a 0 che segnò il trionfo della Casa delle Libertà nel 2001. Si prevede un bel movimento fra parlamentari in entrata e in uscita: fra venti e trenta seggi- come ha spiegato ai suoi persino Berlusconi- cambieranno di casacca, passando dalla CdL ai partiti del centro-sinistra.

Una perdita significativa che la CdL pensa di recuperare ampiamente nelle regioni del centro-nord, a forte insediamento dello schieramento avversario.

Oltre a questo dato politico, c’è l’abolizione delle preferenze che pone a tutti i partiti seri problemi in ordine alle scelte delle candidature e alla loro disposizione numerica nella lista: proprio dalla posizione in lista dipenderà l’elezione o la trombatura degli aspiranti ad un seggio. A cominciare dagli uscenti che ovviamente non potranno essere riconfermati in toto.
Vi sarà, dunque, una lotta spasmodica per la conquista delle prime posizioni che rischia di esacerbare le relazioni politiche, anche personali, e di offuscare il confronto politico e programmatico.

A volerlo, un modo ci sarebbe per ovviare, in parte, a queste difficoltà ed è quello delle “primarie” che renderebbe più oggettiva e democratica la scelta e la collocazione delle candidature.

Il discorso vale ovviamente per tutti i partiti e gli schieramenti, anche se è arcinota la ritrosia della Casa delle Libertà a sperimentare la via della consultazione democratica.

Dal centro sinistra è lecito attendersi un comportamento più possibilista, anche in sintonia col nuovo clima politico determinato dalle primarie nazionali e regionali che hanno fatto registrare, in Sicilia, un insperato fervore partecipativo e un civile confronto di posizioni.
Non vi è dubbio che le primarie costituiscono l’unico fatto veramente innovativo e democratico verificatosi, in questi ultimi anni, nel fiacco panorama politico nazionale e regionale. Se i partiti desiderano arrestare il loro decadimento di ruolo e d’immagine dovrebbero incoraggiare queste importanti esperienze, invece che osteggiarle come, talvolta, avviene.

Un atteggiamento, per altro, immotivato che rischia di frustrare gli sforzi in atto per una ripresa della fiducia dei cittadini verso i partiti e di creare nuove diffidenze, soprattutto oggi con il ritorno al “proporzionale” imposto da un centro destra che gioca allo sfascio.
Col voto del prossimo 9 aprile non sono solo in ballo i destini elettorali di questo o quell’altro aspirante deputato, ma questioni di enorme rilievo politico e perfino costituzionale.
Infatti, per la prima volta nella storia della Repubblica, avremo un Parlamento- di fatto- nominato dai vertici dei partiti e non eletto col voto (di preferenza) degli elettori.

Una brutta involuzione che ripropone il problema della qualità e dell’indipendenza di giudizio e di comportamento della rappresentanza parlamentare che le diverse nanoriforme, varate in questi 15 anni, hanno solo aggravato.

L’abolizione delle preferenze contribuisce a diffondere fra i cittadini un generale senso d’impotenza e d’inutilità del voto. Per altro, non essendoci stata, su questo punto specifico, una convinta presa di posizione contraria da parte dell’opposizione, la gente può interpretare questo atteggiamento come consenso tacito e trasversale.

Una situazione confusa che provoca un forte scontento alla base dei partiti e nell’opinione pubblica. Come uscirne? Non è facile. Uno dei rimedi indicati è proprio il ricorso alle primarie per scegliere, anche su proposta degli elettori, i candidati di Camera e Senato dei partiti del centro-sinistra.

I tempi sono ristretti, ma non tali da rendere impraticabile la via delle primarie.

C’è la proposta avanzata ieri da Francesco Cantafia, segretario della Camera del Lavoro di Palermo. E ci sono già alcuni gruppi spontanei, costituitisi nell’ambito del centro-sinistra, si stanno muovendo in questa direzione.

Sono sorti, infatti, in varie parti d’Italia “Comitati per le primarie” che hanno avviato una campagna di dibattito e d’iniziative, avvalendosi di una bozza di regolamento elaborato dal prof. Gianfranco Pasquino.

Da una prima lettura, l’ipotesi prefigurata nel documento non sembra coerente col principio di una selezione equa e paritaria insito nelle “primarie”. Quel regolamento mira a realizzare una sorta di mediazione, al 50% dei posti in lista, tra vertici dei partiti e i loro elettori nella designazione dei candidati. Come se i partiti e i loro elettori fossero corpi separati e concorrenti.

Ma sono poi realizzabili primarie su così vasta scala, come si prospetterebbero quelle per Camera e Senato? I partiti del centro-sinistra dicono di no, e certo i tempi sono ristretti e gli eventuali meccanismi non ancora chiari. Tuttavia, l’importante è affrontare il problema della scelta delle candidature da subito, anche durante queste vacanze a cavallo del Capodanno 2006, per sviluppare un’iniziativa ad ampio raggio, in Sicilia e altrove.

Agostino Spataro

* Pubblicato in “La Repubblica/Pa” di mercoledì 28 dicembre 2005.

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