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LE ELEZIONI POLITICHE DEL 9 APRILE - COSA CAMBIERA’ NELLA SICILIA DEL 61 A 0 ?

Come, e da chi, sarà composta la delegazione siciliana al prossimo Parlamento nazionale?

Lo sapremo presto, molto prima delle votazioni del 9 d’aprile.

Quando, presentate le liste, leggeremo i nomi delle famose “testate” decise dai vertici ristretti dei partiti che scatteranno, su base proporzionale, nella misura dei voti di lista riportati.

Non ci sarà voto di preferenza. Perciò il cittadino-elettore non potrà scegliere fra i numerosi candidati. Chissà perché la preferenza è stata prevista per le quattro circoscrizioni estere, per l’elezione di 12 deputati e 6 senatori.

Sarà questa la prima consultazione elettorale repubblicana in cui non si potrà esercitare il diritto, contemplato nella vigente Costituzione, d’indicare, col voto, il proprio rappresentante alla Camera o al Senato.

La nuova legge, imposta con la “prepotenza dei numeri” da Berlusconi e soci, ha trasferito tale diritto dagli elettori ai gruppi dirigenti dei partiti: il Parlamento invece che eletto, nominativamente, dai cittadini sarà - di fatto - nominato dai capi partito.

E dire che la norma costituzionale considera i partiti alla stregua di associazioni di natura privata.

Con l’aggravante che molti partiti non sono un modello di vita democratica: si va dal partito-azienda a quello di tipo presidenziale che, da Roma o da Varese, decidono su ogni cosa, dai parlamentari ai dirigenti territoriali.

In Sicilia la situazione peggiora poiché molti partiti importanti sono ampiamente permeati dall’influenza della criminalità mafiosa.

Il voto di preferenza avrebbe potuto arginare tale deriva, ma contro di esso si è verificata la quasi unanimità dei gruppi parlamentari, con un particolare accanimento da parte di quelli del centro-sinistra.

Ovviamente, non tutto sta filando per il giusto verso. Come vediamo, in questi giorni, in Sicilia e altrove. I vertici dei partiti sono alle prese con snervanti problemi di mediazione e di composizione d’interessi elettorali, personali e di corrente, con quote di genere e di tessere, difficilmente componibili in una ristretta testata di lista.

A ciò si aggiungono i complicati calcoli matematici per sfruttare al meglio le furbesche trovate contenute nella nuova legge. Roba da esperti di computazione.

Per l’aspirante deputato o senatore, il grande problema è riuscire ad entrare nella “testata”.

Più che al suo elettorato, deve raccomandarsi al notabile di riferimento, per entrare in quota. Una volta entratovi potrà dormire sonni tranquilli.

E così avremo ambi, terne, quaterne, cinquine di prescelti o unti del signore che capeggeranno le liste. Come nel gioco della tombola, con la differenza che in questo si vince senza aspettare l’uscita dei numeri.

Tuttavia, sarà difficile la quadratura del cerchio: solo pochi saranno accontentati mentre tantissimi resteranno scontenti e arrabbiati. Uno scenario a dir poco deprimente che renderà arduo il completamento delle liste (chi si candiderà sapendo di non avere speranza alcuna?) e lo svolgimento della campagna elettorale che si annuncia durissima e costosa.

A gran parte di questo disagio si poteva ovviare ricorrendo alle primarie anche per la compilazione della testata di lista che quantomeno avrebbero dato una legittimazione democratica alle candidature e tolto dall’imbarazzo i gruppi dirigenti.

Nel centro sinistra l’idea è caduta nel silenzio, mentre nel centro destra qualcuno la propone, come chiedono diversi dirigenti palermitani di AN.

Ma questo passa il convento e su questo bisogna lavorare. Anche tenendo conto dell’ultima simulazione di calcolo effettuata dall’Ufficio studi della Camera dei Deputati sulla ripartizione dei 54 seggi attribuiti alle due circoscrizioni siciliane. **

Senza dimenticare che la Sicilia è la regione del 61 a 0, (come vedremo, irripetibile col sistema proporzionale) dove il centro-destra conserva un forte insediamento sociale ed un potere clientelare enorme.

Perciò non c’è nulla di scontato. I voti si dovranno conquistare sul campo, uno per uno, con buoni programmi e candidature di grande apertura sulla società e sul territorio.

I siciliani sono stanchi della CdL, tuttavia tale stanchezza non si tradurrà, automaticamente, in consenso per la coalizione di centro-sinistra.

La gente chiede un cambiamento radicale, all’insegna della discontinuità.

Gli elettori, molti dei quali ancora non sanno che non c’è il voto di preferenza, sceglieranno la lista che proporrà candidati che più s’identificano con questo bisogno di cambiamento.

Perciò, le liste siciliane potranno risultare decisive per la raccolta del malcontento e del dissenso e contribuire al risultato nazionale, visto che nell’Isola si concentra circa il 10% dell’elettorato.

Da qui il valore strategico del voto siciliano che tenteremo di delineare con l’ausilio della simulazione dell’Ufficio sudi della Camera, basata sul metodo proporzionale applicato ai risultati delle tre ultime elezioni: politiche del 2001, europee del 2004 e regionali del 2005.

Come illustrato nella seguente tabella, in Sicilia, cui si applicano, per estensione, i risultati delle prime due consultazioni, si prevede che, rispetto al 2001, l’Unione potrebbe attestarsi intorno ai 21 deputati (+ 16), mentre la CdL scenderebbe da 50 a 28 seggi (-22). La rimanente parte dei seggi verrebbe attribuita ad altre liste o coalizioni di liste oppure ai maggiori resti.



Ovviamente, la CdL recupererà molto buona parte della perdita (in Sicilia, Lombardia, Calabria) nelle cosiddette “regioni rosse” (Emilia, Toscana, Umbria). A questo fine, il centro destra ha imposto la nuova legge, a colpi di maggioranza e alla vigilia della consultazione.

In ogni caso, l’Unione dovrebbe riuscire vincente dal voto del 9 aprile conquistando 340 seggi, (63 in più della CdL), ovvero la maggioranza assoluta alla Camera.

Per quanto riguarda l’attribuzione alle due coalizioni dei seggi a quoziente intero, la simulazione prevede, sempre sulla base dei voti riportati nel 2001, che alla Cdl, con un quoziente nazionale di ripartizione di 56.587 voti, ne andrebbero 15 nella Circoscrizione “Sicilia 1” e 17 nella “Sicilia 2”, mentre all’Unione (quoziente 62.728) ne sono attribuiti 20, ossia 10 per ogni circoscrizione.

Il dato è aleatorio poiché fa riferimento al 2001 e da allora il quadro elettorale è molto cambiato, anche in Sicilia.

Infatti, in base ai risultati delle regionali del 2005, la CdL prenderebbe 28 seggi (13 nella 1° e 15 nella 2° circoscrizione) e l’Unione 26 seggi (13 per ogni circoscrizione), con le seguenti attribuzioni per ciascuna lista:



* Pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica/Pa” del 1° febbraio 2006.
** In ordine all’elezione dei 26 senatori, da eleggere in Sicilia nel collegio unico regionale, altre fonti prevedono che 15 andranno alla CdL e 11 all’Unione.

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