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LA LEGA LOMBARDO

Finalmente, si è compiuta la tanto attesa opzione di Raffaele Lombardo: il MpA resta nel centro-destra e per giunta si allea con la Lega padana. Insomma, non aderisce alle liste dell’UDC di Casini e dell’amico Cuffaro per mettersi sotto l’ombrello protettivo di Bossi, Borghezio e Calderoli.

Una scelta prevedibile, e prevista, anche se non definitiva, che chiude una lunga e tormentata fase di agitazione vittimistica, tipica del più classico trasformismo sicilianista che baratta le legittime aspirazioni della Sicilia in cambio di poltrone.

Al fatale annuncio, c’è chi esulta (in particolare Cuffaro) e chi, deluso, si strappa i capelli forse perché già contava su quel pacchetto di voti per risollevare le sorti del centro-sinistra nell’Isola.

Peccato che dopo tanti colloqui informali, pubblici e segreti, con Lombardo e dopo avere assistito a tre giorni di noioso dibattito congressuale, a Bari, non si sia capito per tempo la piega che stava prendendo le vicenda. Fino all’altro ieri si accettavano scommesse, convinti che il MPA si sarebbe schierato col centro sinistra!

Comunque siano andate le cose, un fatto è certo e credo positivo: la scelta di Lombardo ha chiarito e rimosso, almeno in questa fase, un grande equivoco che avrebbe confuso le idee alla gente e offuscato il profilo politico del centro sinistra.

La faccenda, tuttavia, non va sottaciuta o rimossa con ironiche battute, ma analizzata seriamente per capirne il senso e la reale portata e contenerne gli effetti sul terreno elettorale, per individuare le convenienze e le conseguenze che potrebbe comportare l’accordo con la Lega padana, così palesemente in contraddizione con gli interessi di quella Sicilia che si pretende di rappresentare.

C’è chi ritiene che Lombardo l’abbia voluto per ripicca contro l’infido Berlusconi reo di non aver varato politiche a sostegno del meridione. La motivazione non convince, poiché il MpA non è uscito dal centro-destra, guidato sempre da Berlusconi.

Tranne che si voglia far credere alla gente che la tanto sbandierata (e per nulla originale) “fiscalità di vantaggio” si possa conquistare con l’ausilio della Lega Nord che - com’è noto - è sorta e vive all’insegna di un’odiosa politica antimeridionale.

Evidentemente, il dispetto non c’entra nulla e nemmeno la “fiscalità”. Trattasi di mero calcolo elettorale, di una scelta di convenienza che consente a Lombardo di prendere le distanze da una sempre più imbarazzante Udc siciliana e d' assicurarsi un certo numero di seggi. Dopo le elezioni, a secondo dei risultati delle due coalizioni, si vedrà come meglio giocarsi la partita.

L’accordo conviene alla Lega che potrà uscire dall’isolamento politico e morale dovuto al suo avventurismo e alle sue posizioni razzistiche e xenofobe. Nello stesso giorno in cui si annunciava l’alleanza con Lombardo, il suo grande negoziatore Calderoli, ministro della Repubblica italiana, si vantava di avere impedito che il bonus bebè venisse esteso anche ai “tanti Ali Babà”, ovvero ai bambini figli d’immigrati arabi in Italia.

Conviene anche a Berlusconi il quale, senza pagare dazio, stoppa un bel pacchetto di voti in uscita dal centro-destra che andranno ad indebolire quel galletto di Casini il quale dovrà abbassare la cresta giacché non potrà più contare su tutti i voti dell’Udc siciliana. Un giochetto già riuscito ai danni di Follini.

Paradossalmente, in Sicilia, chi ne uscirà più danneggiato sarà chi più, oggi, esalta quell’accordo. Ovverosia Cuffaro che vedrà venir meno una fetta consistente di voti e di seggi alle politiche. Non è improbabile che un calo significativo dell’UDC potrebbe indurre gli alleati del centro-destra a riesaminare la validità della sua ricandidatura alla presidenza della Regione.

Insomma, la mossa di Lombardo, nella sua obbligata illogicità, è una specie di mina vagante che può esplodere anche dopo il 9 aprile e colpire in varie direzioni.

Ma non c’era più tempo. Incalzato dalle scadenze pre-elettorali, ha dovuto chiudere nel peggiore dei modi. Domani è un altro giorno, e si vedrà.

L’accordo con la Lega chiude una fase travagliata e contraddittoria del partito neoautonomista, ma lascia aperta la porta ad evoluzioni, oggi, imprevedibili. Staremo a vedere.

La prudenza, in questi casi, è d’obbligo anche se fino ad oggi non ci siamo sbagliati a proposito della natura e dei possibili approdi del MPA.

O forse siamo in presenza di un disegno che travalica l’attuale contingenza elettorale, come quello evocato dal leghista Calderoli il quale, di ritorno da un giro elettorale nel Sud, dichiarò alla Padania “Io credo nel nord e nella sua storia, però quest’anno le vacanze le passerò in Sicilia a cercare un Masaniello ... In Sicilia la gente è stufa della destra sia della sinistra ed è pronta a fare la secessione”.

Agostino Spataro

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