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LA SICILIA AL CENTRO DELLE NUOVE ROTTE DEL GAS

Con la decisione, ormai consolidata, di realizzare due impianti di rigassificazione a Priolo e a Porto Empedocle, si rafforza il ruolo della Sicilia nella strategia nazionale ed europea di approvvigionamento e di distribuzione di gas naturale.

L’Isola diventerà uno fra i più importanti punti d'approdo e di snodo della zona euromediterranea per notevoli quantitativi di gas importati da varie regioni del mondo. I rigassificatori, infatti, oltre a incrementare l’import, consentono di ampliare la lista dei paesi fornitori e di diversificare le modalità d’approvvigionamento.

I due nuovi impianti potranno trattare circa 17 miliardi di metri cubi annui che sommati ai circa 30 miliardi importati, via pipeline, dall’Algeria e dalla Libia, porteranno i volumi di gas importati in Sicilia a 47 miliardi di mc/anno. Una quantità davvero ragguardevole, corrispondente al 73% dell’attuale import italiano di gas.

Per altro, è prevedibile un incremento delle importazioni dalla Libia e dall’Algeria tramite i gasdotti esistenti o programmati, per soddisfare la crescente domanda europea di gas che, nel 2020, dovrebbe essere coperta al 60% dalle importazioni extra UE.

Oggi c’è un gran movimento nel mercato mondiale del gas e in quello europeo in particolare. L’ultimo importante evento è stato l’accordo fra i due principali fornitori della U.E: il colosso russo Gasprom e la Sonatrach algerina destinato ad influenzare l’andamento dei flussi e il mercato interno europeo e a controllare direttamente anche settori della distribuzione interna.

Legittimamente direi visto che cartelli, fusioni e concentrazioni avvengono in quasi tutti i settori strategici delle materie prime e dei beni tecnologici e finanziari.

Certo, l’accordo russo-algerino qualche problema lo potrà creare, perciò è giusto assumere talune precauzioni (quali i rigassificatori), ma senza farsi prendere dal panico e giungere a percepirlo addirittura come una minaccia. Per altro, fra le ragioni della sua stipula- credo- vi sia anche la volontà di scoraggiare eventuali tentazioni di esportare in questi paesi la “democrazia” anglo-americana, sulla punta dei cannoni.

Forte di tale accordo, l’Algeria si candida a divenire il pilastro mediterraneo di questa strategia, anche in virtù degli accordi di cooperazione già sottoscritti con vari paesi produttori africani che desiderano esportare in Europa, attraverso la rete di gasdotti algero-ispanica e algero-italiana che- com’è noto- si biforca lungo due direttrici: Sicilia (già operativa) e Sardegna (in corso di realizzazione).

In questo contesto, particolare importanza assume il recente trattato di cooperazione stipulato fra Algeria e Nigeria che prevede- fra l’altro- la costruzione di un metanodotto che, attraversando il Sahara, trasporterà il gas dei grandi giacimenti nigeriani fin sulle rive del Mediterraneo dove incrocerà il costruendo anello “mediterraneo del gas” (dalla Turchia al Marocco) e da qui essere esportato in varie direzioni, soprattutto verso l’Europa.

Un’opera colossale, altamente strategica, che, modestamente, avevamo prospettato circa venti anni addietro al fine di rinsaldare i legami di cooperazione e di scambio con l’Algeria e con altri paesi della regione ed anche per agevolare e incrementare l’importazione del gas nigeriano che l’Eni realizza via nave. La Sicilia poteva (e può) divenire una tappa di questa nuova via del gas africano verso l’Europa. Italia ed Eni sarebbero stati partner promotori del grandioso progetto e non spettatori inerti e un tantino spaventati. Ma tant’è.

In ogni caso, l’importanza del ruolo energetico della Sicilia è destinato a crescere nel quadro della creazione del mercato euromediterraneo del gas e dell’elettricità da mettere al servizio della zona di libero scambio del 2010 che coinvolgerà una popolazione di oltre 600 milioni d' abitanti. Vi sono diversi progetti e studi che interessano la Sicilia, fra i quali la costruzione di un gasdotto Sicilia- Malta (il relativo memorandum d’intesa è stato sottoscritto fra Eni e Enemalta, nel 2002) e il progetto d’interconnessione delle reti elettriche tunisine e italiane, con una capacità di 500 kV.
Altre ipotesi stanno maturando o potranno maturare anche nel campo delle energie pulite e rinnovabili dove la cooperazione con i paesi rivieraschi potrebbe far fare all’Italia e alla Sicilia un salto ragguardevole, recuperando un ritardo incomprensibile e una ritrosia davvero colpevole.

Di fronte a questo nuovo scenario, segnato da grandi potenzialità per lo sviluppo, sorgono alcune domande alle quali bisognerebbe rispondere con serietà.

La Sicilia e a sua classe dirigente, politica e imprenditoriale, riusciranno a mettere a frutto gli effetti diretti e le ricadute derivati da questo ruolo strategico?

La Regione metterà in campo idee e progetti di sviluppo credibili o si limiterà a chiedere- com’è consuetudine- royalties, imposte e prebende per rimpinguare un bilancio, in gran parte, destinato ad alimentare il pozzo senza fondo di un sistema di potere affaristico, clientelare e consociativo?

Vedremo. Ma se l’impegno mediterraneista del governo della Regione è quello che si può desumere dai suoi vacui proclami assistenziali e dalle nomine elettoralistiche effettuate nei vari enti, agenzie e uffici di pertinenza c’è poco da sperare.

Agostino Spataro

(pubblicato in “La Repubblica/Pa” del 29 agosto 2006.

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