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SICILIA: STOP AI QUATTRO INCENERITORI

Tutto da rifare per i quattro termovalorizzatori fortissimamente voluti dal presidente della Regione on. Cuffaro, nella veste di commissario per l’emergenza rifiuti.
Questo è l’esito della conferenza dei servizi, svoltasi ieri a Roma fra i ministeri dell’Ambiente, della Sanità, dell’Economia e il presidente della Regione, che ha sospeso le autorizzazioni rilasciate in precedenza, sulla base di un iter “oggettivamente viziato”, come lo definisce un comunicato del ministero dell’ambiente.
I primi effetti del provvedimento sono chiari: saranno bloccati i lavori di costruzione dei quattro impianti in attesa delle nuove autorizzazioni che, ai sensi delle recente normativa UE, saranno rilasciate dal ministero dell’Ambiente.
Un risultato più che positivo per le popolazioni interessate alla vicenda che in mattinata, nonostante il maltempo, avevano inscenato manifestazioni di protesta nei quattro siti destinati ad ospitare gli inceneritori.
Come si ricorderà, questi ed altri vizi erano stati denunciati pubblicamente e nelle sedi parlamentari dai rappresentanti di un movimento di lotta variegato e deciso, composto di forze politiche e sociali, di associazioni ambientaliste, cittadini, sindaci e altri soggetti. Ma il presidente-commissario non se n' è curato, andando dritto per la strada intrapresa.
Tanto a Roma, fino a pochi mesi addietro, c’era un governo amico e disponibile anche a viziare la procedura autorizzativa.
Non c’è dubbio che l’esito di quest' importante riunione apre una prospettiva nuova non solo per la questione inceneritori, ma per una revisione dell’intero piano regionale dei rifiuti che era stato preparato, in solitudine, proprio a supporto della piena produttività degli impianti contestati.
Tutto ciò grazie alla provvidenziale, eterna “emergenza” che attribuisce ai signori commissari un potere di manovra enorme, praticamente incontrollato, su ingenti investimenti pubblici per operare scelte discutibili sul piano dell’utilità sociale e, in questo caso, secondo molti gravate dal rischio per la salute delle popolazioni e per la salubrità dell’ambiente.
Un aspetto da non sottovalutare alla luce del dramma umano e sociale che, in questi giorni, si sta rivivendo a Gela (come prima a Melilli, a Priolo) per il rilevamento di un elevato indice di malattie tumorali e di neonati malformati dovuto, secondo un’inchiesta giudiziaria, alle emissioni di sostanze nocive fuoriuscite dal petrolchimico che gli esperti hanno ritenuto, e taluni ancor oggi ritengono, “nella norma”.
La sospensione dovrebbe essere utilizzata per svolgere accertamenti più accurati onde prevenire tali conseguenze e rassicurare i cittadini allarmati con i quali i governanti devono abituarsi a parlare prima di assumere decisioni così impegnative.
Come si sta facendo in val di Susa con quella popolazione che rifiuta non l’inceneritore, ma la linea ferroviaria ad alta velocità che in Sicilia, attualmente, ci possiamo solo sognare.
Per altro, la sospensione è opportuna in attesa dell’esito del procedimento per infrazione delle norme sugli appalti, pendente presso la Corte di giustizia europea che potrebbe anche decidere l’annullamento delle gare.
Ovviamente, il no a tali impianti non può essere di tipo ideologico o pregiudiziale. La cosa importante è infatti la salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente. Tuttavia, c’è un problema di un sovradimensionamento dei termovalorizzatori che non può essere misconosciuto e pertanto va corretto.
Anche questo è un punto importante, dirimente. Perché quattro termovalorizzatori con una capacità produttiva che si stima al di sopra delle quantità di rifiuti prodotti nell’Isola?
A quali criteri si è riferito il commissario nell’intraprendere questa contorta via? C’è chi sostiene che ne basterebbe uno, al massimo due.
Infine, un’annotazione che evidenzia una grave contraddizione che, in nome dell’emergenza, ha provocato, in Sicilia e in altre regioni meridionali, una condizione politica e amministrativa anomala, perfino inquietante.
Emergenza vuol dire un accidenti momentaneo, circoscritto, che richiede un intervento mirato e limitato nel tempo; è una sorta di parentesi che si apre e si chiude.
Invece, qui, la cosiddetta emergenza si è protratta per ben sette anni; un vero e proprio ciclo sul quale un po’ tutti si sono adagiati, anche i rappresentanti di quelle istituzioni, dall’Ars agli enti locali, i cui poteri sono stati usurpati dal commissario.
Dopo la vittoria del centro sinistra, la musica è cambiata. L’ufficio del commissario per i rifiuti è stato trasformato in Agenzia regionale, alla quale dovranno essere accorpate, a fine anno, le competenze del commissario per l’emergenza idrica, che è ancora il presidente della Regione. Un passo avanti, anche se la struttura operativa e di comando è rimasta la stessa.
Agostino Spataro


* pubblicato in “La Repubblica/Pa” del 23 novembre 2006

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