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CATTEDRALE DI NOTO - LA POSA DELL'ULTIMA PIETRA

Con la posa dell’ultima pietra della lanterna, si è conclusa la fase di ricostruzione della Cattedrale di Noto crollata il 13 Marzo 1996.

I lavori iniziati nel 2000, dopo la fase di sgombero delle macerie, non si sono mai fermati e in circa sette anni sono stati ricostruiti oltre 19.500 mc, riportando alla luce l’intera cattedrale.

La ricostruzione è stata definita una riprogettazione migliorativa, nel senso che ogni elemento che componeva la struttura è stato indagato in ogni dettaglio, studiata la tecnica costruttiva e valutata la rispondenza alla regola dell’arte e quindi l’affidabilità dal punto di vista sismico.

In questo senso gli interventi hanno seguito la logica di correggere i difetti, migliorare le qualità tecniche e materiche di ogni singola parte, così che la Cattedrale ricostruita è oggi simile nelle forme a quella crollata, ma migliorata nella sua struttura portante, avendo eliminato tutte le vulnerabilità ed i difetti occulti che ne avevano causato il crollo.

Gli interventi, dopo una prima fase di consolidamento delle strutture residuate al crollo, hanno riguardato la realizzazione delle nuove fondazioni con archi rovesci in muratura, quindi la costruzione dell’intera navata destra, partendo dai pilastri e dal pilone e proseguendo poi con gli archi trasversali e longitudinali, con il solaio di copertura, i cupolini con i lanternini ed i contrafforti.

Dopo la navata destra è stata effettuata l’operazione più delicata dell’intero intervento, mai eseguita prima: la sostituzione dei pilastri e del pilone della navata sinistra, che presentavano gli stessi difetti di costruzione di quelli crollati sul lato destro. Per eseguire tale intervento è stato necessario trasferire il peso della muratura sovrastante i pilastri su una struttura metallica di sostegno, che ha consentito di eseguire in sicurezza tutte le operazioni di demolizione e ricostruzione per ogni pilastro.

Solo alla fine è stato trasferito nuovamente il carico della muratura sui nuovi pilastri; tale operazione finale, di estrema delicatezza, è durata 24 ore ed è stata costantemente monitorata con strumentazioni di altissima definizione al fine di scongiurare che si potessero verificare localizzati sovraccarichi e/o crolli.

Subito dopo si è passati alla realizzazione dei nuovi arconi timpano di sostegno alla copertura della navata centrale. Si è trattato dell’inserimento di un nuovo elemento, non presente nella chiesa crollata, (bensì in quella precedente), in quanto mozzato per consentire la realizzazione del pesante solettone piano in cemento armato che negli anni cinquanta andò a sostitutire l’originario tetto ligneo. Gli arconi realizzati in mattoni sono stati rinforzati e resi sismicamente idonei attraverso il ricorso a materiali tecnologicamente avanzati quali le fibre di carbonio.

L’uso di materiali e tecniche costruttive settecentesche unito all’utilizzo delle più avanzate tecnologie nel campo delle strutture in muratura, ha pervaso l’intera ricostruzione, diventando essa stessa modello per altri interventi simili, così come è stato sancito in una specifica Ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile che ha stabilito che : “gli uffici del genio civile ... provvedono a verificare la consistenza tecnologica ed a valutare la resistenza statica dei materiali che costituiscono le membrature strutturali portanti degli edifici ... A tale scopo utilizzano prioritariamente in via speditiva le stesse metodologie di indagine già positivamente sperimentate per il recupero della Basilica della città di Noto ....”

Dopo le coperture delle navate e del transetto, la ricostruzione ha interessato il completamento del tamburo sul quale si è andata ad innestare la nuova cupola, realizzata come la precedente, in pietra arenaria di Caltanissetta, ed infine la lanterna.

In sette anni di lavoro sono stati impiegati per gli interventi eseguiti in cantiere circa 75.000 giorni/uomo a cui vanno ad aggiungersi quelli impiegati per i lavori eseguiti all’esterno e poi montati in cantiere, raggiungendo così circa 150.000 giorni/uomo.

L’area di intervento è stata di circa 1000 mq, il volume ricostituito è di circa 19.500 mc.

Sono stati impiegati complessivamente circa 100.000 blocchi tra pietra di Noto, pietra di Palazzolo e, pietra di Caltanissetta, sono infatti questi i tre materiali che nella sostanza costituiscono l’ossatura della Cattedrale, dalle fondazioni ai pilastri costruiti in pietra di Noto, agli archi e al tamburo in pietra di Palazzolo, alla cupola e ai cupolini costruiti in pietra di Caltanissetta.

Ogni elemento costruttivo è stato oggetto di studi approfonditi per ritrovare le originali forme e l’originale sistema di costruzione che è stato fedelmente riproposto e attuato in ogni singolo particolare.

Nella cerimonia dello scorso 7 novembre, erano presenti, oltre al nostro vescovo Mons. Giuseppe Malandrino, il Prefetto di Siracusa e Commissario per la ricostruzione dott. Benedetto Basile; i progettisti e direttori dei lavori arch. Salvatore Tringali e ing. Roberto De Benedictis, il responsabile unico del procedimento ing. Antonio Castiglione; il sindaco avv. Corrado Valvo; i tecnici, gli operai dell’impresa Donati; oltre ad altre autorità civili e militari.

La cerimonia si è svolta all’altezza di 50 metri, alla quale è stato possibile accedere, tramite le scalette di collegamento presenti nei ponteggi.

E’ stato grande l’entusiasmo e la soddisfazione di tutti per il raggiungimento del prestigioso risultato. Tantissime le difficoltà incontrate e superate, con pazienza, grazie ad un lungo lavoro, sostenuti dalla forza della convinzione che si stesse andando nella giusta direzione.

A conclusione di questa importante tappa vanno ricordati i numerosi operai, netini e provenienti dai territori circostanti, le numerose imprese che a vario titolo hanno prestato la propria attività per la ricostruzione di questo importante edificio, che va ricordato prima di tutto in quanto Chiesa-Cattedrale della Città e della Diocesi di Noto, Cattedra del nostro Vescovo Mons..Malandrino, ma anche in quanto prestigioso monumento, simbolo del Barocco di Noto, città Unesco e capitale del Barocco siciliano.

Arch. Rosanna La Rosa

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