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DA TROINA A BUENOS AIRES - CORSINI, IL SICILIANO DEL TANGO

Troina, 1896: una madre, senza marito e con due bambini attaccati alla gonna, decide di sfidare l’ignoto, parte, disperata, verso la lontana Argentina.

Si chiamava Socorro (Soccorso) Salamone e fuggiva dallo spietato anatema di ragazza-madre e dalla miseria nera che, allora, segnava la Sicilia dominata dai latifondisti e suppliziata dalla repressione crispina.

Uno di quei marmocchi era Ignazio Andrea Corsini che diverrà uno dei più grandi cantanti argentini. Egli, infatti, nacque a Troina, il 13 febbraio 1891, da padre noto ma pusillanime giacché diede al bambino il cognome, ma non l’amore e le cure necessarie.

Non sappiamo come siano andate esattamente le cose, fatto sta che i biografi argentini scrivono che Corsini non conobbe il padre.

Aveva, dunque, cinque anni quando lasciò la città natia e approdò al povero barrio Almagro di Buenos Aires, dove la madre-coraggio trovò lavoro in un’osteria come cocinera di piatti italiani per i tanti emigrati che pullulavano nei quartieri intorno alla Boca.

Così ebbe inizio la nuova vita, assolutamente imprevedibile, d' Ignacio (e non più Ignazio) Corsini, il “caballero cantor”, una delle più celebrate voci della tradizione criolla, attore cinematografico di talento e, soprattutto, fascinoso cantante di milonghe e di tanghi argentini.

Una favolosa carriera durata mezzo secolo, dagli inizi del ‘900 fino agli anni ’50, che conferma una dolente regola che, da lungo tempo, impoverisce la Sicilia: molti siciliani possono affermare il loro talento soltanto fuori dell’Isola.

Quasi mai in questa terra smemorata e dominata da un potere meschino e ingrato che per sopravvivere deve espellere i suoi figli migliori.

Come nel caso d' Ignacio Corsini completamente sconosciuto in Sicilia.

Al pubblico di Troina l’ha fatto conoscere Marko Bonarius, un contrabbassista venuto ad abitarvi dall’Olanda, il quale, nel settembre del 2006, ha organizzato un “festival del tango” in onore di quel concittadino tanto celebrato in Argentina quanto sconosciuto in patria.


Nell’Argentina di fine ottocento, l’infanzia del piccolo Ignacio si svolse povera e speranzosa come quella di tanti bambini immigrati. Riuscì a frequentare alcune classi delle elementari e subito fu mandato in campagna come garzone di un proprietario terriero che si prese cura del fanciullo e soprattutto della sua promettente voce. Nella pampa, Corsini apprese dai rudi gauchos la musica e le canzoni della tradizione criolla che costituiranno, al suo rientro a Buenos Aires (a circa 17 anni), il miglior viatico per il debutto nello spettacolo circense e dopo, col patrocinio di José Betinoti, indimenticabile maestro “payadore”, nello splendore dei teatri della capitale, nei set cinematografici. Un vero salto di qualità che gli schiuse la porta del successo durante le tre decadi d’oro del boom argentino.

Elegante e fascinoso nell’aspetto, Corsini cavalca bene la sua ora, raccogliendo titoli e riconoscimenti davvero prestigiosi: nel 1922, viene consacrato “galan-cantor”, mentre nel 1928- racconta il suo biografo Ruben Pesce- al teatro Astral, uno dei più importanti di Buenos Aires, realizza un vero e proprio trionfo: “tutta la città seppe di questo trionfo e corse ad ascoltare il dolce, romantico e drammatico cantore…la sua esibizione dovette prolungarsi ininterrottamente per tre mesi”

Con l’avvento della radio la sua celebrità dilaga. Nel 1936, a seguito di una sorta di plebiscito (votarono circa 1 milione di persone), la rivista “El supplemento” lo proclama “Principe de la cancion portena”.

Seguiranno altri riconoscimenti e soprattutto una monumentale discografia che raggiunse 650 titoli di vario genere e una decina di film, fra i quali, memorabili, “Federacion o muerte” e “Fortin alto”.

Insomma, un artista poliedrico dotato di un talento certamente superiore alla fama conseguita; tale da competere con Carlos Gardel che era già “el zorzal” (tordo) di Buenos Aires e una stella internazionale del tango.

In realtà, fra i due, più che competizione, vi fu amicizia e reciproca ammirazione.

Corsini e Gardel: due destini paralleli, coevi e fra loro affini. Persino nell’umiltà delle origini.

Anche Gardel (nato in Francia, da padre “ deconocido”, ”nel dicembre 1890- tre mesi prima di Corsini) sbarcò a Buenos Aires, all’età di due anni, con la madre sola e abbandonata a seguito di una relazione, tuttora inesplicata, con un latifondista uruguayano.

D’altra parte, allora, venivano in Argentina anche per rifarsi una vita sentimentale.

Boca era il porto d' accoglienza per tante passioni spezzate. Storie andate a male che alimentarono la copiosa sorgente cui attinse un’intera stirpe d’autori che hanno dato al mondo il tango ovvero un’ammaliante “tristezza che si balla”, come lo definisce Ernesto Sabato.

A parte i dischi, i film, le biografie, l’importanza di Ignacio Corsini si coglie visitando la “casa- museo” del suo amico ed emulo Carlos Gardel.

Nell’occasione solenne del Festival del Tango, nel piccolo museo sono state allestite ben tre sale dedicate ai grandi del tango classico: Gardel, Corsini e Agustin Magaldi.

E su tre, due riservate a Corsini: foto, locandine di concerti e di film, recensioni, dischi, documenti e un manifesto che traccia un significativo accostamento fra “el francesito” Gardel e “el tano” Corsini. Dove “tano” sta per napoletano, com’erano appellati tutti gli immigrati italiani.

Fin dal primo incontro, avvenuto nel 1913 in un locale di Bahia Blanca, i due presero a stimarsi, ad ammirarsi reciprocamente; erano “fratelli nel canto” animati da una sincera amicizia che solo la tragica e immatura scomparsa di Gardel (nel 1935) ha interrotto.

Ignacio Corsini chiuse la sua carriera subito dopo la morte dell' adorata moglie Victoria. Spinto dagli amici, farà qualche altra apparizione. Vivrà il resto della vita solo per coltivare i ricordi della sua bella avventura umana che iniziò a Troina e si concluse, il 26 luglio 1967, nella sua casa di calle Otamendi di Buenos Aires.

Agostino Spataro

*Pubblicato in “La Repubblica” del 1 maggio 2007.

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