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INAUGURAZIONE CATTEDRALE DI NOTO 18 GIUGNO 2007 - ORE 11 - INTERVERRÀ IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ROMANO PRODI

Sarà il Presidente del Consiglio Romano Prodi a inaugurare, lunedì 18 giugno alle 11, la Cattedrale di Noto. Nei prossimi giorni verrà preparata la cerimonia di inaugurazione con un vertice operativo in prefettura a Siracusa. Vi prenderanno parte, assieme al Prefetto e Commissario straordinario per la ricostruzione Benedetto Basile, i progettisti e direttori dei lavori l’Architetto Salvatore Tringali e l’Ingegnere Roberto de Benedictis, il Sindaco di Noto Corrado Valvo, la sovrintendente ai Beni Culturali per la Provincia di Siracusa Architetto Mariella Muti e il Vescovo della Diocesi di Noto Monsignor Giuseppe Malandrino.

La sera del 13 marzo 1996 crolla la Cattedrale di Noto.

Il crollo avvenuto a sei anni di distanza dal terremoto di Santa Lucia del dicembre 1990 che investì l’area sud-est della Sicilia fu disastroso. Non crollò solo la cupola così come diffuso dalle immagini di quell’epoca e da quelle che abbiamo continuato a vedere in questi anni, ma tutta la navata centrale, quella laterale destra, il transetto destro, i pilastri del lato destro, uno dei piloni che sorreggeva la cupola e con esso parte del tamburo della cupola stessa e la lanterna.

L’area interessata dal crollo era di 1000 mq, 6000 mq il materiale rimosso, 5656 i conci catalogati. La richiesta ai progettisti incaricati, l’architetto Salvatore Tringali e l’ingegnere Roberto De Benedictis, da parte della committenza e dell’intera comunità internazionale fu “Com’era, dov’era”.

Si scelse di attuare un restauro migliorativo, cioè, partendo da ciò che era rimasto in piedi e dopo numerose indagini e verifiche compiute sul monumento, si decise di ricostruire in muratura in coerenza con il resto dell’edificio residuato dal crollo e con le opportune correzioni ai difetti originari e le necessarie integrazioni di qualità. Con un’attenta regia architettonica è stato compiuto un percorso a ritroso per l’approfondimento e la riappropriazione di tecniche che nel Settecento, l’epoca alla quale risale la realizzazione del monumento subito dopo il terremoto dell’11 gennaio 1693, facevano parte del bagaglio di conoscenze e competenze di ogni Architetto o Capomastro ma che con il passare del tempo sono state scalzate dal crescente uso del cemento armato.

La ricostruzione della Cattedrale di Noto ha segnato dunque la riapertura di un cantiere del Settecento nel terzo millennio, nel quale materiali antichi come la pietra calcarea e la calce sono stati coniugati con altri più moderni e innovativi ad esempio con le fibre di carbonio utilizzate per ottenere alcuni rinforzi strutturali e alcune legature in modo assolutamente invisibile. Un cantiere dove le tradizionali tecniche costruttive sono state affiancate e supportate dalle tecnologie più avanzate come nel caso della metodologia studiata per sostituire in sicurezza i pilastri della navata sinistra senza demolire o alterare gli equilibri delle murature che su di essi gravavano.

Alcune cifre bastano a rendere l’idea dell’enorme sforzo ricostruttivo attuato in questi anni per riportare all’antico splendore uno dei monumenti più significativi nel panorama architettonico nazionale e internazionale. Sono stati ricostruiti 25.000 metri cubi di murature, impiegati 150.000 blocchi di calcare locale per una spesa di poco superiore a 25.000.000 di euro. Per sette anni più di 50 operai al mese sono stati impegnati nella ricostruzione per un totale di 730.000 ore lavorative. Per l’opera ci si è avvalsi della collaborazione dell’Università di Berkley in California, del Politecnico di Milano, dell’Università La sapienza di Roma, dell’Università di Catania e di numerosi Istituti Scientifici pubblici e privati.

Per i progettisti e i Direttori dei lavori, così come per gli operai e le imprese subappaltatrici è motivo di orgoglio essere riusciti in quest’opera avendo mantenuto fede a tempi e costi. Lo stesso orgoglio si trasmette ai siciliani tutti e all’intera comunità nazionale e internazionale che nel corso di questi anni hanno seguito con attenzione le vicende ricostruttive della Cattedrale di Noto.

Il 18 giugno, la Cattedrale di Noto verrà riaperta al pubblico che potrà finalmente giudicare i risultati dell’eccezionale opera di restauro. Non bisogna dimenticare che la riapertura è stata resa possibile grazie all’intervento dello Stato Italiano che si è immediatamente mobilitato per il recupero di uno dei monumenti dichiarati, nel frattempo (2001), Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO e diventato simbolo della volontà e della capacità di ricostruzione. Di fondamentale importanza il ruolo di coordinamento svolto dal Dipartimento della Protezione Civile e dal suo Direttore Guido Bertolaso.

I problemi progettuali relativi alla cupola e alle navate non sono stati i soli ad essere affrontati . Dato che l’edificio, come detto sopra, era crollato per tre quarti si sono dovute affrontare scelte importanti anche per la ricostruzione dell’interno. Per questa fase dei lavori i progettisti hanno chiesto che venisse costituita una Commissione Consultiva che approvasse le scelte progettuali degli interni. Questi ultimi dovevano essere ricostruiti con lo stesso metodo e la stessa filosofia utilizzata per il restauro delle strutture portanti e individuando le professionalità in grado di ricostruire la sensibilità del Settecento tardobarocco anche nelle pitture, nelle sculture e negli arredi. La Commissione è stata costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e ne fanno parte Vittorio Sgarbi insieme ad altri esperti del settore dei Beni Culturali.

La scelta della Commissione è caduta su nomi eccellenti nel panorama artistico internazionale; le porte dei fianchi della Cattedrale porteranno la firma di Ivan Theimer, autore dei tre obelischi di bronzo per la facciata sul giardino del Palazzo dell’Eliseo a Parigi; per l’altare e le sculture dei santi è stato chiamato Giuseppe Ducrot che realizzerà anche l’ambone; mentre i dipinti porteranno la firma di tre artisti: il russo Superego; Lino Frongia o l’ottantaseienne Ottavio Mazzonis, che fu allievo del torinese Nicola Arduino, autore assieme al bolognese Baldinelli, delle pitture dell’interno della cattedrale tra il 1949 e il 1959.

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