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SICILIA, RICOMPARE L’OPPOSIZIONE?

All’Ars è ricomparsa l’opposizione? Finalmente! Si potrebbe dire. Vedremo se si tratta di una buriana di mezza estate o di un nuovo inizio. In ogni caso, sarebbe una buona notizia dopo anni di quieta routine parlamentare, di consociativismo strisciante e/o palese che hanno consentito al centro destra siciliano di fare e disfare le cose a suo piacimento e di consolidare il suo enorme consenso elettorale, condannando la Sicilia ad un inesorabile declino.

E’ accaduto l’altro ieri, in commissione Affari Istituzionali nella discussione sulla legge elettorale per gli enti locali: deputati del centro sinistra e di An hanno deciso di varare la riforma, approvando la riduzione numerica e delle relative spese degli organismi elettivi degli enti locali.

Per inciso, ritengo più corretta questa definizione e non quella ambigua di “costi della politica” che si presta alla subdola campagna contro “la politica”, genericamente intesa, scatenata da forze potenti che non sappiamo dove vogliono andare a parare.

Ovviamente, non si vuol negare l’esigenza di un contenimento delle spese e dell’eliminazione degli sprechi che si registrano nelle istituzioni elettive, ma anche in tanti altri settori della vita pubblica che certi Catoni ignorano, intenzionalmente.

L’importante è che vi sia un segnale di sana reazione da parte dello stesso corpo istituzionale interessato. Mi pare che, dopo Roma, qualcosa comincia a muoversi anche a Palermo, proprio grazie al voto della prima commissione che ha fatto esplodere le contraddizioni all’interno del blocco di potere dominante alla Regione.

Per altro, c’è da rilevare che, in questo caso, l’opposizione non ha espresso un no di principio, ma piuttosto un sì ad un’ipotesi riformatrice largamente condivisa che i maggiorenti del centro destra hanno abbandonato a causa di pressioni ricattatorie provenienti da varie parti della maggioranza.

A questo punto, è obbligatorio proseguire su questa linea, senza dimenticare che l’opinione pubblica attende anche un serio sforzo di autoriforma che riequilibri gli appannaggi e i meccanismi di gestione dell’Ars, del governo e degli enti regionali in sintonia con quanto si sta facendo a livello nazionale.

Verificheremo nel prosieguo dell’andamento di questo travagliato disegno di legge.
Tuttavia, ci è parso di vedere un’opposizione che finalmente sfodera il suo artiglio e scompiglia inconfessabili trame di potere, quasi che volesse segnare un discrimine fra passato e presente. E futuro.

Se una tale condotta dovesse essere sviluppato in futuro, sicuramente se ne gioverebbe la democrazia dell’alternanza e l’opposizione di centrosinistra ri-acquisterebbe credibilità e un ruolo alternativo visibile, capace di delineare una nuova prospettiva politica per la Sicilia.

Ovviamente, i conti non si possono fare senza l’oste il quale- come già si preannuncia- farà di tutto per vanificare questa importante decisione. Usando tutti i mezzi disponibili, appellandosi alla compattezza del centro-destra, minacciando ritorsioni a destra e a manca, soprattutto ai danni del partito di Fini, sollecitando le proteste di sindaci e presidenti di provincia e di circoscrizioni e le rispettive rappresentanze consiliari.

Si apre, dunque, una sfida difficile. Per vincerla è necessario resistere, ma soprattutto contrattaccare portando il confronto fuori dell’Ars e delle logiche compromissorie, fra la gente e negli stessi organismi degli enti locali, e in tutti quei settori della società siciliana che ancora sperano nel cambiamento.

L’occasione sembra propizia poiché, in contemporanea col voto sulla legge elettorale, sono stati resi noti i dati allarmanti di un’indagine della Corte dei conti secondo cui un terzo dei comuni e più della metà delle province siciliane hanno oltrepassato (taluni di molto) i limiti della spesa prevista nei bilanci adottati in ossequio del cosiddetto “patto di stabilità”.

Non sarà reato trasbordare, visto che tutto è stato sanato da una norma della finanziaria, ma sicuramente è un grave errore politico, soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo.

Fra i tanti esiti negativi, colpisce il risultato della provincia di Catania, retta saldamente dall’eterno scontento leader del MPA on. Raffaele Lombardo, partito- chiave nel governo di centro-destra alla Regione, alleato elettorale della Lega di Bossi e- si vocifera - in contatto con settori importanti del nuovo Partito democratico di Prodi, D’Alema e Veltroni.

Nella provincia etnea la previsione di spesa si è moltiplicata per 41, passando da 17 a 701 milioni di euro. Un risultato a dir poco catastrofico che chiama in causa la responsabilità politica di Lombardo e della sua giunta di centro-destra, ma anche la capacità reattiva dell’opposizione di centro sinistra della provincia etnea che, pur esprimendo prestigiose personalità della politica nazionale, sembra rassegnata a subire una gestione dispendiosa dei suoi più importanti enti locali. E’ superfluo ricordare che, sovente, l’incremento della spesa è finalizzato all’acquisizione del consenso e quindi ad eternare il sistema di potere dominante che poi va a pesare anche sugli equilibri regionali e nazionali.

Eppure, si parla sempre solo di Palermo. Di Catania non si sa quasi nulla. Strano. In Italia e nel mondo si sa tutto delle eruzioni dell’Etna, ma nulla sanno i cittadini siciliani, e forse anche catanesi, di cosa stia facendo l’opposizione per controbattere lo strapotere dei vari Lombardo e Scapagnini.

Agostino Spataro
poubblicato su la Repubblica del 27/7

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