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LA SPALLATA: DA PRODI A CUFFARO

Capricci della politica! La famosa “spallata” berlusconiana fallita contro il governo Prodi potrebbe finire per abbattersi contro la giunta di centro-destra dell’on. Cuffaro.

Senza volerlo, questa potrebbe essere una delle tante conseguenze provocate dall’inattesa mossa di Berlusconi il quale si è inventato un “nuovo “partito all’indomani della petizione-plebiscito indetta per “cacciare Prodi”, ma che, in realtà, ha liquidato la CdL, sconquassato il centro-destra e compromesso, forse irrimediabilmente, alcune granitiche alleanze.

Una scheggia impazzita o un clamoroso autogol? In ogni caso, un risultato davvero provvidenziale per il centro sinistra che, se riuscisse a liberarsi delle sue tendenze alla rissa e all’autolesionismo, potrebbe profittarne per espungere dal sistema politico italiano questa anomalia inquietante, per la democrazia. Vedremo.

L’epicentro del terremoto politico è a Roma, ma una forte scossa ondulatoria ha raggiunto la Sicilia e sta facendo traballare l’architrave su cui si regge il blocco politico-economico dominante alla regione.

Da notare che la scossa è arrivata in un momento assai critico per il governo della regione alle prese con seri problemi finanziari e di coesione politica.

Ma nulla è scontato. La mossa di Berlusconi potrebbe anche non provocare effetti rovinosi sul centro-destra siciliano che ha dimostrato di saper fare buon uso del collante del potere e spera, come è stato almeno per il passato, nella benevola distrazione dell’opposizione.

D’altra parte, c’è da notare che mentre a Roma il centro-destra è all’opposizione e Berlusconi può anche osare fino a questo punto, in Sicilia, invece, è al governo della regione e di gran parte degli enti locali e quindi ha un problema di conservazione del sistema affaristico-clientelare che tanti voti ha assicurato alla CdL. Oltre al consenso elettorale, qui potrebbe essere messo in discussione il ruolo dominante di un blocco di potere che va oltre la politica e i suoi sollazzi parlamentari.

Perciò, in Sicilia certe logiche potrebbero non funzionare o, comunque, dispiegarsi in dissonanza con le posizioni romane.

Già, in questo senso, si possono cogliere alcuni significativi “distinguo” tutti miranti a mettere al riparo il governo e la sua maggioranza alla regione dalle intemperie provocate dal tempestoso annuncio di Berlusconi.

Sarà questa preoccupazione o altro, fatto sta che, allo stato, non si registra la piena sintonia fra le posizioni dei leader nazionali del centro destra e quelle dei loro referenti siciliani.

A cominciare dalle impacciate parole del presidente dell’Ars, Miccichè, il quale ci tiene a far sapere in giro che il nuovo partito “deve avere attenzione agli interessi locali”.
Una dichiarazione apparentemente banale nella quale si possono leggere il timore per eventuali, sgraditi risvolti interni a Forza Italia siciliana e un’avvertenza a non turbare un contesto politico fragile, usurato che non potrebbe reggere all’urto di un cambio di alleanze così repentino e traumatico.

Dal canto suo, l’on. Scalia, responsabile siciliano di An, a differenza di Fini, più che indignato si è mostrato preoccupato per le sorti del governo regionale che, a suo dire, ha bene operato.

Per il Movimento per l’Autonomia il nuovo partito-contenitore (per altro ancora indefinito) potrebbe andare purché contenga, e soddisfi, le sue crescenti pretese di governo e di sottogoverno.

Stando alle dichiarazioni di Lombardo, il neo partito di Berlusconi, tradotto in versione siciliana, potrebbe “raccogliere la maggioranza assoluta dei voti” e quindi garantire le posizioni di potere detenute. In nome dell’Autonomia, naturalmente.

Gli unici a mostrare un’aperta riluttanza, quando non contrarietà, verso la nuova creatura politica del cavaliere sono stati gli esponenti dell’UDC i quali si sono schierati a ruota dietro Casini non tanto per orgogliosa coerenza quanto perché temono la portata destabilizzante che potrebbe avere sul governo dell’on. Cuffaro.

E’ prematuro delineare il percorso politico del centro destra siciliano e la conclusione cui potrebbe approdare la crisi latente della Regione, tuttavia è innegabile che diversi fattori segnalano un disagio politico crescente e rafforzano la necessità di giungere alle dimissioni del governo regionale.

Questa sembra essere la via imboccata dalla politica siciliana, dalla quale difficilmente si potrà tornare indietro. Dimissioni dunque, ma quando? Non si sa. Prima o poi. Forse più prima che poi. Com’è noto, la scadenza dipenderà anche da avvenimenti in itinere, esterni al contesto prettamente politico. Vedremo.

Con questo nuovo scenario, in movimento, deve confrontarsi l’opposizione di centro-sinistra la quale non può limitarsi ad invocare le dimissioni del governo ad ogni intoppo che la maggioranza incontra.

Certo, questo è già qualcosa, poiché almeno traccia un confine visibile fra maggioranza e opposizione, ma non è con le dichiarazioni-stampa che si può fare cadere un governo che non sembra intenzionato a lasciare.

Perciò, il problema non è quello di reclamare ad ogni piè sospinto le dimissioni di Cuffaro, ma quanto quello di lavorare sul serio, all’Ars e soprattutto nella società siciliana, per preparare il terreno per le dimissioni del presidente della regione e, quindi, per nuove elezioni.

La precisazione del percorso e delle conseguenze è necessaria, anche per non cadere nell’insidiosa manovra apparecchiata da vari esponenti della maggioranza silenziosa i quali assecondano la richiesta dell’opposizione non per cambiare davvero le cose, ma solo per favorire un rimpasto della giunta e così soddisfare alcune aspirazioni assessoriali in scalpitante attesa.
Agostino Spataro

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