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IL CASO RANDAZZO - BERLUSCONI. DAL SENATORE SICULO-AUSTRALIANO UNA LEZIONE DI MORALITÀ.

La penosa vicenda relativa al “corteggiamento” (i magistrati lo chiamano ”istigazione alla corruzione”) berlusconiano di alcuni senatori del centrosinistra per dare la spallata al governo Prodi, seppure ancora immersa nel suo limaccioso brodo di coltura, ci ha fatto conoscere un galantuomo come il senatore Nino Randazzo il quale non solo ha rifiutato le favolose profferte, ma le ha pubblicamente denunciate.

Seguiremo l’iter e gli esiti giudiziari del procedimento attivato dalla magistratura napoletana, tuttavia, già ora questo rifiuto, se non è un caso isolato, ci dice che è possibile riaffermare, anche in politica, un sistema di valori che si temeva perduto.
Insomma, c’è ancora spazio per la buona politica, intesa come servizio alla società, nel pieno rispetto della democrazia e della legalità.

Se poi si considera che il senatore Randazzo è un siciliano emigrato in Australia, quel rifiuto si carica di uno speciale valore aggiunto che, spero, rallegri noi corregionali e il Paese intero. Finalmente arriva da un siciliano, anche se dislocato agli antipodi, un segnale forte, una lezione di moralità che ristabilisce il giusto nesso fra etica e politica, un monito per coloro che ritengono che col denaro si possa comprare tutto, anche la dignità di un parlamentare.

Un edonismo spregiudicato, dissacrante che sotto Natale dovrebbe far riflettere un po’ tutti.

Ma prima di svolgere alcune brevi considerazioni, è necessario presentare ai lettori il protagonista positivo di questa penosa vicenda, visto che quello negativo non ha bisogno di presentazioni in quanto lo conoscono fin troppo bene.

Nino Randazzo è emigrato mezzo secolo addietro dalla natia Leni, piccolo villaggio nell’isola di Salina, a Melbourne dove ha fatto il giornalista, fino a diventare direttore del “Globo” uno dei due quotidiani in lingua italiana che si stampano in Australia.

Un salto davvero grande: da una piccola isola del reame di Eolo all’isola-continente dei canguri e, soprattutto, degli aborigeni.

Nelle ultime politiche, è stato eletto senatore per il centro sinistra in uno sterminato collegio elettorale comprendente ben quattro continenti: Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Davvero, le grandezze non contano! Questo cordiale signore, partito da un minuscolo paesino siciliano, oggi si trova a rappresentare gli italiani residenti in tre quarti del pianeta e, suo malgrado, al centro di un clamoroso caso politico e giudiziario.

Anch’io, che ho avuto la ventura d’incontrarlo a Melbourne alcuni anni fa, sono rimasto piacevolmente sorpreso del comportamento di quest’uomo serio, per nulla interessato a stare sulla scena.

Il senatore Randazzo ha dimostrato che è possibile resistere alla tentazione delle vie brevi. Una concezione d’altri tempi, ma profondamente giusta che lo fa rassomigliare più che un parlamentare della seconda Repubblica ad uno stoico della Magna Grecia.

In realtà, il senatore siculo-australiano è una persona normale che desidera per il suo Paese una vita politica normale, disinquinata da tutto il marciume che le è cresciuta in grembo.

Per altro, c’è da dire che il suo rifiuto non ha nulla dell’eroe incorruttibile uscito dalla fucina del giacobinismo più radicale, ma è solo un modo per dimostrare che la politica può essere salvata e rilanciata come attività primaria d' organizzazione e di governo democratico della società.

Un comportamento esemplare, dunque, che, in una situazione di diffuso rischio morale potrebbe anche essere visto come una fastidiosa eccezione, specie ora che la denuncia è finita in tribunale.

E non solo da chi è legalmente perseguito, ma anche da coloro che se il corteggiamento fosse riuscito ne avrebbero ricevuto il più grave danno.
SE ci fate caso, la vicenda, nota fin da subito negli ambienti politici romani, si è svolta nello scorso novembre, super giù negli stessi giorni in cui i vertici del neo Partito democratico non disdegnavano di pattuire intese impegnative col “corteggiatore” che voleva adescare Randazzo ed altri senatori del centro sinistra per dare la spallata al governo Prodi.

Spiace rilevarlo, ma così la gente non capisce più niente. O capisce fin troppo bene e potrebbe convincersi che il dignitoso rifiuto del senatore-emigrato non abbia nemmeno scalfito la coriacea doppiezza che caratterizza la condotta di taluni settori del ceto politico dirigente italiano.

Peccato. Perché quell’atto lascia bene sperare in Italia e fra le nostre comunità all’estero le quali orgogliosamente lo rivendicano come segno distintivo della loro italianità.

Lo hanno scritto in un comunicato i principali esponenti dell’emigrazione italiana che hanno ringraziato il sen. Randazzo per il suo gesto che “fa onore al Parlamento e a noi tutti italiani residenti all’estero” e stigmatizzato “il comportamento vergognoso (del corteggiatore n.d.r) che in qualsiasi altro paese avrebbe comportato l’immediata richiesta di dimissioni del responsabile”.
Parole chiare cui il centro-sinistra dovrebbe prestare molta più attenzione giacché provengono da quelle comunità d’emigrati costretti ad abbandonare l’Italia per il duro bisogno e che, per altro, hanno reso possibile la vittoria dello scorso anno.

Agostino Spataro

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