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SICILIA, I FRUTTI AMARI DELLA PSICOSI-RIFIUTI

Più che l’emergenza, le drammatiche immagini di queste tristi giornate napoletane suggeriscono l’idea del collasso, del crollo.

Non è questa la prima volta che una città decade e poi rinasce. Anche Napoli uscirà da tunnel, ma i segni dello sconquasso resteranno visibili a lungo.

Un tempo le città andavano in declino a causa di malattie endemiche o della loro sterilità economica o talvolta, come Roma imperiale, sotto il peso delle sue mollezze.

Napoli, invece, sta crollando sotto il peso delle sue monnezze.

All’interno di questo squallido scenario, ciò che più preoccupa non sono le montagne di rifiuti che prima o poi saranno rimossi, ma la pervicace volontà dei responsabili politici e amministrativi di prendere atto del loro fallimento ed andarsene. In altri casi, per molto meno, sarebbe successo un quarantotto.

Ben vengano De Gennaro, l’esercito e la mano ferma del governo per fronteggiare la drammatica emergenza. E dopo? A Napoli è necessaria una strategia d'ampio respiro per ricostruire una prospettiva generale, la stessa immagine della città, uscita a pezzi da questa terribile congiuntura.

E' assurdo pensare che un’opera così grande ed impegnativa possa essere affidata agli stessi responsabili del disastro. E dispiace rilevare che chi di dovere non abbia colto questa elementare verità “procedurale”.

Ma, se a Napoli non viene avvertita, qualcuno da Roma la dovrebbe far valere. Pena la credibilità politica e di governo del PD e del centro sinistra, in Italia.

La vicenda di Napoli, per altro, sta provocando indirettamente una serie di contraccolpi negativi anche in Sicilia dove è arrivata l’onda emotiva originata da quell' esplosiva emergenza.

Molti siciliani temono che qualcosa di simile possa verificarsi nell’Isola, dove permane una situazione di stallo nel campo dello smaltimento dei rifiuti.

La Sicilia, infatti, si trova bloccata in mezzo ad un guado di un fiume periglioso. Dopo avere abbandonato su una sponda le discariche ora cerca d’approdare sulla sponda opposta dello smaltimento razionale ed ecocompatibile.

Perciò, invece di farsi prendere dal panico, bisogna ragionare e, soprattutto, operare per fare uscire la Sicilia dal pantano in cui è stata cacciata in tutti questi anni di gestione prima commissariale e, ora, dell’Agenzia regionale dei rifiuti.

Purtroppo, si sta alimentando, ad arte, una psicosi-rifiuti mirante a sorvolare su una serie di adempimenti per far partire la costruzione dei quattro termovalorizzatori della discordia che, a ben pensarci, sono la causa del paralizzante contrasto fra governo regionale e popolazioni e settori importanti dell’ambientalismo.

A quanto pare, la situazione potrebbe prendere una piega ben diversa se sono vere le notizie, di ieri, secondo cui Cuffaro, per smaltire in Sicilia una quota di rifiuti campani, ha chiesto in cambio (ed ottenuto da Prodi in persona) il via libera alla costruzione e al finanziamento dei quattro inceneritori.

Ma non è questo il modo migliore di affrontare e risolvere il grave problema. Con la paura non si possono governare le situazioni difficili.

Semmai è necessario avviare una riflessione responsabile sull’intera materia e pervenire a soluzioni più appropriate, anche a parziale correzione di posizioni obiettivamente esasperate.

In questi giorni, bisogna lavorare, anche a livello governativo, per giungere ad un giusto compromesso capace di dare risposte ai problemi di questa pre-emergenza e a quelli, di più lunga prospettiva, di uno smaltimento eco-compatibile.

Certo, non sarà facile. Tuttavia, al momento, non s’intravedono altre vie praticabili per sbloccare la situazione e quindi scongiurare una previsione così infausta.

Lo scoglio più difficile è la rigida pretesa di voler realizzare ben quattro termovalorizzatori, da più parti ritenuti quantomeno eccessivi.

Su tale aspetto si scontrano due visioni antagoniste quanto irriducibili, anche se, eticamente, non sono da mettere sullo stesso piano.

Da un lato c’è la volontà cocciuta, dirigistica del governo regionale che ha rifiutato ogni dialogo (anche con le popolazioni interessate) e dall’altro lato quella di taluni settori dell’ambientalismo che hanno reagito al dirigismo cuffariano con un approccio un po’ ideologico.

Fra i due litiganti, il terzo (ossia la più parte delle forze politiche e sociali) si è sostanzialmente defilato, lasciando che due contrapposte minoranze imponessero alla stragrande maggioranza dei siciliani i loro discutibili punti di vista.

Col risultato che oggi la Sicilia si ritrova con 4 termovalorizzatori appaltati sbrigativamente e bloccati per vizi procedurali, anche in ordine all’acquisizione dei pareri relativi all’impatto ambientale, col più basso indice europeo di raccolta differenziata e con ventisette (invece che nove) Ato rifiuti i quali, a parte rare eccezioni, producono soltanto disservizi, esose tariffe, assunzioni clientelari e perdite vistose.

Insomma, un altro disastro annunciato che nessuno si decide a fermare in tempo, facendo applicare, senza ulteriori rinvii, la legge regionale che impone il dimezzamento di questi carrozzoni al servizio del più becero nepotismo politico, come quello che sta emergendo dalle assunzioni fatte all’Ato Palermo 4 e non solo in quello.

Sulla questione-rifiuti bisogna cambiare registro. C’è ancora tempo per farlo, purché si abbandonino le sterili recriminazioni e gli interessi di parte, operando per modificare un dato più che discutibile che, a fronte del più basso indice di raccolta differenziata, fa registrare in Sicilia un’alta capacità programmata d’incenerimento.

Un fatto anomalo, inspiegabile rispetto agli standard europei e nazionali.

Il ripensamento dovrebbe servire ad attivare un meccanismo virtuoso del ciclo dei rifiuti.
Fra raccolta differenziata e termovalorizzatori esiste un rapporto inversamente proporzionale che oggi è fortemente squilibrato a favore dell’incenerimento.

Se si dovesse giungere a un 50 o un 60% di differenziata (obiettivo possibile anche in breve tempo) non sarebbero più necessari 4 termovalorizzatori, ma ne basterebbero due e/o forse anche uno, purché sia sempre tutelata la salute dei cittadini.

Agostino Spataro

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