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RITA BORSELLINO, UN DILEMMA SICILIANO

Galeotta fu la foto e ancor di più il fotografo (Michele Naccari) che l’ha scattata. Sto alludendo all’istantanea che immortala Cuffaro con un vassoio di cannoli in mano, giacché a causa di essa il governatore è stato costretto alle dimissioni.

Potenza dell’immagine! Quella foto ha potuto dove non hanno potuto una grave sentenza di tribunale e la stessa Assemblea regionale siciliana la quale, addirittura, ha respinto la richiesta di dimissioni presentata dall’opposizione, dopo un dibattito senza morti e feriti.

E così, grazie a questa foto, che ha fatto il giro del mondo, in Sicilia un’era si è chiusa e se ne apre un’altra. Speriamo migliore.

Il dopo-Cuffaro si apre con una gran corsa verso l’elezioni regionali anticipate che – pare - seguiranno quelle, altrettanto anticipate, nazionali e precederanno quelle per il rinnovo di ben sette amministrazioni provinciali e di circa 150 comuni.

Un vero vortice elettorale che sta scatenando un’orgia di appetiti. Nelle segreterie dei partiti c’è la ressa. Calma, signori e signore, c’è ne per tutti o quasi. Per i più ligi agli ordini, sicuramente.

In questo clima, i vertici dei partiti stanno cominciando a spartire posti e a scegliere candidature, una caterva di candidature. Prima fra tutte quelle per la presidenza della regione.

Visto che si voterà con la legge elettorale vigente (il “porcellum”), vedremo all’opera un ristretto gruppo di persone, a Roma e a Palermo, che decideranno - di fatto - la composizione degli organi costituzionali del Paese e della Regione. Che strana democrazia è l’Italia di questa lunga e inconcludente transizione! Non si pensa di ricorrere alle “primarie” per far concorrere, almeno un pochino, anche i militanti e i cittadini elettori. C’è fretta dicono gli strateghi del centrosinistra che forse sottovalutano la carica mobilitante che avrebbe tale passaggio per vincere “le secondarie”.

Nella risuscitata Casa delle libertà, ovviamente, il problema nemmeno si pone, perché altre sono le logiche politiche e gli interessi da tutelare.

In questo schieramento, consapevole che la conclusione drammatica della vicenda Cuffaro peserà molto sul voto, si sta giocando una partita all’insegna di un’esasperata concorrenzialità fra partiti che, se non controllata, potrebbe sfociare anche in aperta rivalità. Ma non c’è da farsi illusioni: la paura di perdere (o conquistare) il potere è il collante più efficace per il centro destra che, alla fine, riesce a compattarsi e ad accordarsi anche col diavolo.

Nel centro-sinistra siciliano, invece, la partita si gioca sui nomi, visto che fra i partiti aderenti c’è una sproporzione notevole, a favore del Partito democratico.

Si parte da una sorta di dilemma: Borsellino no, come vorrebbero taluni settori del Pd, Borsellino si, come reclama un vasto fronte politico, d’intellettuali e di associazioni.

Sciogliere bene questo problema potrebbe essere di un’importanza decisiva. Perciò bisogna ragionare, mettendo da parte certe iattanze, per giungere ad una scelta valida, unitaria e, soprattutto, in sintonia con la necessità di cambiamento propugnata da vari settori della società siciliana. Ed anche vincente, checché ne dicano certi sondaggi, tirati fuori in vista di defatiganti riti spartitori. Per come si sono messe le cose in Sicilia, il centro-sinistra questa volta può conquistare la presidenza della regione.

Sarebbe un peccato imperdonabile sprecare questa inattesa possibilità solo per dare sfogo a piccoli egoismi di bottega o addirittura personali.

Di ciò dovranno tener conto tutti i partiti del centrosinistra, soprattutto il PD che s’accinge a decidere, fra una rosa di nomi piuttosto ristretta, una candidatura che poi offrirà all’adesione degli altri partner. Se fosse confermata, avremo di fronte una ben strana procedura che rifiuta le primarie e si basa sul metodo del prendere o lasciare.
Certo, è giusto tener conto dei rapporti di forza, ma tale iter contrasta con la volontà di mantenere in piedi un’alleanza. Tranne che si presuma di farcela da soli, in Sicilia e in Italia. E questa sarebbe, davvero, una presunzione dolosa.

Ma andiamo con ordine. Se hanno un senso le dichiarazioni di indisponibilità di Anna Finocchiaro e di Ivan Lo Bello, con forza ribadite sabato scorso durante la manifestazione con Veltroni a Palermo, la rosa si restringe a due candidature sussurrate, espressione del Pd (Antonello Cracolici e Sergio D’Antoni) e a due più apertamente proposte: Rita Borsellino, coordinatrice uscente dei gruppi parlamentari d’opposizione, e Rosario Crocetta sindaco di Gela, indicato dal solo Pdci.

A meno di novità dell’ultima ora, questo è il quadro propositivo cui attingere per sciogliere il nodo. Per vincere, il Pd, il centro sinistra dovrebbero optare per una candidatura unificante e mobilitante dell’intero schieramento e, al contempo, capace di raccogliere vasti consensi nella società civile e di attirare quote di elettorato deluso dal centro-destra.

Per altro, in questa campagna elettorale c’è da tenere d’occhio il “tesoretto”, costituito dall’elettorato di Cuffaro, almeno di quella parte fatta di lavoratori, di giovani e di gente bisognosa che si potrebbero sganciare dall’illusione clientelare.
La situazione si è, dunque, sbloccata e resta aperta a esiti contrapposti. A fare la differenza saranno questi voti ed altri che potranno venire da ceti sociali, imprenditoriali e intellettuali che vivono con disagio i loro rapporti col centrodestra.
Più che dai sondaggi bisognerebbe partire dai dati reali relativi alle elezioni regionali di un anno e mezzo fa. In quella occasione, la Borsellino ha conseguito un risultato importante che ha ridotto lo scarto fra i due schieramenti da 800 a 200 mila voti. Oggi, col centro destra in piena crisi politica e di rapporti sociali, non è prevedibile l’allargamento della forbice. Anzi.

Traducendo in soldoni questo ragionamento, significa che il centrosinistra per vincere deve riuscire a spostare centomila voti a suo favore. Obiettivo non facile, ma finalmente possibile. Se questo è -grosso modo- il dato di partenza, decisiva sarà la candidatura che dovrà corrispondere ai criteri prima menzionati e, al contempo, incarnare un’idea nuova, alternativa della politica e del governo che la gran parte del popolo siciliano vorrebbe vedere realizzata.

La questione non è nominalistica, ma di sostanza politica, anche se un nome bisogna pur sceglierlo.

E da quello che si sente in giro, la Borsellino, senza offesa per nessuno, potrebbe meglio rappresentare queste attrattive e questa idea di una Sicilia veramente nuova.
Per giungere ad una conclusione unitaria, ognuno deve fare uno sforzo di avvicinamento, di reciproca comprensione. A cominciare dalla stessa Rita Borsellino la quale deve aiutare gli altri a superare due riserve che si hanno sul suo conto: quella di essere rappresentata come espressione della sola sinistra (giacché nella realtà non lo è) e quella di non riuscire a collocarsi al di sopra di una certa concezione di “purezza minoritaria” che contraddistingue i gruppi a lei più vicini.

Comunque sia, in mancanza di un accordo unitario, per sciogliere il dilemma c’è sempre la via delle primarie.

Agostino Spataro

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