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ADDIO PIZZO - APRE PIZZO FREE, UN NEGOZIO CHE VENDE SOLO PRODOTTI PROVENIENTI DAI NEGOZI ADERENTI ALLA LISTA DEL COMITATO ADDIO PIZZO

Il mattino del 29 giugno 2004 centinaia di piccoli adesivi bianchi, listati a lutto, furono attaccati dappertutto per le strade del centro di Palermo. Il messaggio recitava: UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PZZO E’ UN POPOLO SENZA DIGNITA’.

Il giorno dopo tutti i giornali aprivano con questa notizia mentre si riuniva il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. L’adesivo non era firmato e tutti, inizialmente, pensarono ad un commerciante che si ribellava al racket delle estorsioni. Si trattava invece del clamoroso e coraggioso gesto di sette cittadini sulla trentina.

Trascorse poche ore dall’accaduto questi ultimi spiegarono le motivazioni del gesto in una intervista al Giornale di Sicilia e con una lettera aperta alla città di Palermo.



Vediamone uno stralcio (la versione della lettera che il gruppo scrisse alla città di Palermo nel 2004 si può leggere all’interno del sito www.addiopizzo.org).


"Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. Attaccando dei semplici adesivi speriamo di affermare tra le strade della città una verità che pensiamo debba essere di dominio pubblico. La nostra pratica è un piccolo e fragile segno di implicita resistenza. Oggi si parla sempre meno di mafia, usura e racket, ma la verità noi siciliani la sappiamo bene. Ogni esercizio commerciale che fa un buon fatturato se non è “amico degli amici” deve pagare il pizzo. Tutti, nessuno escluso. Poco magari, ma tutti versano denaro per essere “protetti”. Quando giornalmente facciamo la spesa pensiamo mai che comprando semplicemente di che vivere abbiamo lasciato denaro alla mafia?. Se una percentuale del guadagno di tutti gli esercizi va alla mafia una percentuale minima dei nostri soldi va alla mafia (…). Non si può chiedere a un singolo cittadino di immolarsi per la causa. Se tutti noi ci ribellassimo o reagissimo non ci sarebbe più bisogno di eroi o di martiri (…)".


Con queste parole forti si venne a creare uno spazio, un momento per poter parlare di pizzo in televisione, alla radio, nei giornali, tra le strade, nei luoghi di lavoro, a scuola e nelle case infrangendo un vero e proprio tabù.

La mafia si può considerare un vero e proprio sistema di Signoria Territoriale che risulta dal convergere di diversi elementi tra i quali un sistema di violenza e illegalità, l’accumulazione del capitale, l’acquisizione e la gestione del potere politico, un codice culturale al quale risponde un consenso sociale. Il racket del pizzo è la più antica attività mafiosa e ha mantenuto caratteri costanti nel tempo. Nonostante la mafia si orienti sempre verso nuove attività illecite, cambi di organizzazione, il racket delle estorsioni resta compatibile sia con i traffici più sofisticati sia con le nuove forme della mafia.

Ci può essere attività estortiva senza mafia, ma non può esserci mafia senza estorsione.

Il racket rappresenta l’essenza della mafia, lo zoccolo duro sul quale si costruisce l’edificio mafioso. Il pizzo è uno strumento sicuro per acquisire capitali che servono sia al mantenimento dell’organizzazione sia al reinvestimento di capitali provenienti dalle estorsioni in attività economiche, ma non solo, il pizzo è necessario soprattutto a realizzare il controllo del territorio e instaurare condizioni di sudditanza e di omertà.

Pagare il pizzo significa, in altri termini, riconoscere l’autorità mafiosa; nel momento in cui il commerciante acconsente al pagamento del pizzo (chiaramente dopo aver subito minacce di vario tipo) entra in relazione con l’estortore ponendosi in una condizione di subalternità sua e della comunità in cui vive. Per l’associazione mafiosa il racket delle estorsioni è anche un ottimo strumento di reclutamento del “personale” e di selezione di coloro i quali andranno a comporre la classe dirigente mafiosa. Per scalare le gerarchie criminali non basta macchiarsi di crimini e omicidi ma riuscire a incutere timore.

Attraverso il pizzo la mafia controlla in maniera capillare tutto il territorio. Volete alcuni dati? A Palermo l’80% dei commercianti paga il pizzo e la percentuale regionale poco si discosta dalla cifra del capoluogo attestandosi al 70%. Secondo i dati di Confesercenti in Sicilia le vittime dei ricatti mafiosi sono circa 50.000 (160.000 in tutta Italia). L’Eurispes calcola che dal pizzo la mafia guadagni circa 10 miliardi di euro l’anno. Il pizzo non è soltanto un danno all’economia della regione, è il simbolo della negazione della sovranità del popolo siciliano.

Negli anni sono nate associazioni anti racket e si sono organizzate iniziative in favore delle vittime del “pizzo” anche in seguito alla scomparsa di imprenditori che hanno pagato con la loro vita il ribellarsi al pizzo come Libero Grassi ucciso il 29 agosto 1991. Sono stati attivati, con modesto successo, anche dei numeri telefonici ai quali rivolgersi per potere effettuare le denunce o per avere consulenza relativa ai problemi legati al racket.

Dal 2004 è attiva a Palermo l’Associazione Addio Pizzo, un “movimento aperto, fluido, dinamico formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si riconoscono nella frase UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E’ UN POPOLO SENZA DIGNITA’.

Sono 240 i commercianti/imprenditori che si sono, ad oggi, opposti pubblicamente al racket delle estorsioni e sabato scorso è stato inaugurato a Palermo il primo negozio di prodotti senza pizzo. Sono solo 55 metri quadrati nel cuore della Città in Corso Vittorio Emanuele, ma da questo piccolo spazio emanano il coraggio e la voglia di dire No, di ribellarsi concretamente allo status quo.

Il locale si trova a pochi passi dalla Antica Focacceria San Francesco, altro luogo simbolo della lotta all’estorsione il titolare (Vincenzo Conticello) della quale vide ridurre drasticamente i propri acquirenti nel momento in cui scelse di non pagare il pizzo.

Il primo Punto Pizzo Free è un negozio che vende solo prodotti provenienti dai negozi aderenti alla lista del Comitato Addio Pizzo. Sugli scaffali i prodotti di circa 30 commercianti che hanno tutti un unico comun denominatore: la certezza che acquistandoli una parte dei nostri soldi non andranno alla mafia.

L’idea è di un giovane palermitano Fabio Messina di 29 anni iscritto all’associazione dal 2006 da quando gestiva L’Enoteca al Porto in Via Crispi. Insieme alla sua ragazza ha deciso di chiudere l’enoteca e con i proventi realizzare quello che per lui da qualche tempo era diventato un sogno. Creare uno spazio in più per aiutare economicamente tutti quei commercianti che hanno detto di no al pizzo. Per il momento partecipano al progetto solo trenta degli appartenenti alla lista Addio Pizzo, ma l’obiettivo è quello di raggiungere i 241 nomi. Ma non solo, all’orizzonte vi è anche un progetto più ambizioso. Fare del marchio Pizzo Free un franchising da esportare in tutta la Sicilia.

"Il mio intento, afferma Messina, è di dimostrare che non pagare, alla fine, paga. L’importante è stare uniti come dimostra lo stesso emporio che non si sarebbe potuto realizzare senza l’appoggio delle associazioni e delle singole persone che mi hanno aiutato come Tano Grasso di Libero Futuro"

La lista dei 240 commercianti/imprenditori che si sono opposti pubblicamente al racket delle estorsioni mafiose si trova a questo indirizzo:

http://www.addiopizzo.org/pizzofree_alfa.asp

Leggete con attenzione l’elenco, portatelo sempre con voi, acquistate i prodotti di questi nostri coraggiosi concittadini.

Chi volesse aderire alla campagna con il proprio esercizio commerciale o chiedere maggiori informazioni, può scrivere a: consumocritico@addiopizzo.org
o chiamare il 380 3487929.

vai al sito web

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