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LISTE REGIONALI: COME PRIMA, PEGGIO DI PRIMA, MA…

Scorrendo la miriade di liste (e listini) presentate per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana la sensazioni più evidente è quella di un arrivismo senza limiti, contrabbandato per protagonismo.

Si è scatenato una sorta di “delirio competitivo” che ha messo a soqquadro la vecchia politica siciliana e non lascia presagire nulla di buono.

A memoria d’uomo, non si ricorda una corsa così furiosa, sfrenata alla candidatura.

In questi giorni, ne abbiamo visto di tutti i colori: dalla moltiplicazione delle liste per offrire rifugio a transfughi di varia e contrapposta tendenza politica a cambi di casacca davvero clamorosi quanto sconci. Dai “recuperi” in extremis di candidati esclusi a gente che lascia un partito per un altro e che ritorna al primo come se nulla fosse.

Dalla resurrezione di vecchie cariatidi della politica ad amici e parenti in sostituzioni di leader ritirati o diversamente collocati, ecc.

Ma dove li porterà questa folle corsa?

Molti pensano verso il “potere”. Ma oggi l’Ars rappresenta, custodisce un vero potere?

Parrebbe proprio di no. L’Assemblea, infatti, è veramente messa male poiché è stata svuotata delle sue funzioni e prerogative istituzionali. Lontana dai bisogni e dalla realtà pulsante dell’Isola, l’Ars vivacchia alla giornata, ha rinunciato-di fatto- ad esercitare i poteri attribuitile dalla Costituzione.

Per loro stessa ammissione, i deputati regionali- soprattutto da quando c’è l’elezione diretta del governatore- si barcamenano fra frustrazioni esistenziali e ricerca del compromesso al ribasso, senza nemmeno riuscire ad esercitare il necessario controllo sull’attività della giunta e dell’amministrazione.

Una condizione un po’ grama che, certo, non può essere assimilata all’idea di un potere arrogante e tenebroso che, da tempo, si è trasferito fuori delle istituzioni.

Spiace rilevarlo, ma l’impressione che i siciliani hanno dell’Ars è quella di un organismo agonizzante, dove si va, o si aspira d’andare, perché attratti dagli emolumenti.

E’ auspicabile che tale impressione venga smentita, coi fatti, nelle prossima legislatura. Anche se la crisi è grave, tuttavia la tendenza potrebbe essere fermata e invertita.

A condizione che le cose cambino, per davvero, in direzione di una riforma della politica regionale, degli indirizzi programmatici e dei metodi di governo. Pre-condizione di ciò è il ricambio, il più ampio possibile, delle delegazioni parlamentari.

Le forze politiche invece, hanno riproposto quasi per intero il parlamento regionale uscente, tranne alcuni che si sono trasferiti nelle più comode testate di lista per le nazionali.

I partiti non hanno avuto coraggio o forse sono in mano dei parlamentari.
Anche per le regionali, dunque, non c’è corrispondenza fra le candidature proposte e le attese di cambiamento provenienti da vasti settori della società, in primo luogo dal mondo giovanile e imprenditoriale.

Soprattutto le forze del centro-destra sembrano arroccate su posizioni di mera conservazione del potere acquisito e del blocco dominante che lo ha gestito.

Anzi, per meglio conservarlo, hanno promosso scandalose campagne-acquisti che hanno appesantito la situazione. Peggio di come hanno fatto per le liste nazionali. Ma in questo caso- e qui sta la differenza fra le due consultazione- la selezione è possibile: quello che non hanno fatto i partiti lo possono fare gli elettori, col voto di preferenza che la legge elettorale regionale consente.

Per altro, fra i quasi mille candidati ce n’è sicuramente una parte dotata delle necessarie qualità morali e politiche per assolvere ad un compito così impegnativo.
Si tratta d’individuarli fra i tanti anche se, visti l’affollamento e la confusione, la scelta non è agevole.

L’elettore dovrà, perciò, usare in maniera mirata l’arma della preferenza penalizzando i voltagabbana di qualsiasi colore politico, poiché sono loro l’aspetto più degenerante della democrazia, e premiando i candidati coerenti e competenti.

Ancor più facile sarà scegliere fra i candidati a presidente della regione, giacché sono più riconoscibili i loro profili politici e programmatici. Di fatto, l’opzione si riduce fra Raffaele Lombardo (centro-destra) che rappresenta, e ripropone, il vecchio meccanismo di potere e Anna Finocchiaro (centro-sinistra) che più spinge verso il cambiamento e la riforma della regione.

Leggeremo i rispettivi programmi, tuttavia dagli elementi oggi disponibili si può fare una prima valutazione. Rispetto alla esperienza precedente, interrotta dalle dimissioni di Cuffaro, Lombardo potrà esprimere un clientelismo più selettivo, più “geniale”, ma non andrà oltre lo schema classico dell’ex DC: il clientelismo diffuso per catturare il consenso popolare e la spartizione di vertice di cariche e quote di bilancio per tenere unite la coalizione il blocco di potere che la sostiene.

Per vincere la difficile sfida, la Finocchiaro deve riuscire a rompere questo schema e così liberare settori di ceto medio ed anche popolari alla ricerca di un’alternativa autentica. Che forse, fino ad oggi, è mancata.

Agostino Spataro

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