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SICILIA: IL CLIENTELISMO SCIENTIFICO

Fra le tante millantate virtù che si vorrebbero accreditare in questa campagna elettorale siciliana, ve n’è una che, più d’altre, stride con la cruda realtà da cui si origina. E’ il cosiddetto “modello Catania”, in salsa neo-autonomista, in virtù del quale l’on. Lombardo, presidente di quella provincia, ritiene di dover governare la regione.

Francamente, non si capisce su cosa si fondi tale pretesa, eppur se ne parla e se ne scrive sui giornali, soprattutto del continente.

La cosa parrebbe avvalorata dal fatto (pura coincidenza) che i due principali competitori a tale carica provengano dal catanese o forse dalla stanchezza che la gente accusa per la fallimentare occupazione del potere regionale da parte del ceto politico “palermitano”, in realtà più agrigentino.

Ma esiste davvero un modello-Catania da esportare nel resto della Sicilia?

Chi un po’ conosce le ultime vicende (non proprio virtuose) del Comune e della provincia di Catania può darsi una risposta anche da solo.

Per altri è più difficile farsene un’idea precisa giacché- com’è noto- sopra Catania e alcune province orientali vige un regime speciale che, a causa di accordi di desistenza o di astinenza fra editori, fa si che l’informazione giunge molto filtrata o non arriva affatto.

Quella locale opera, dunque, in condizioni di quasi monopolio e gira a senso unico, sempre a sostegno del blocco di potere dominante.

E se qualcuno s’azzarda ad intaccare questo muro di gomma va incontro al pubblico ludibrio e a richieste di risarcimento stratosferiche. Com’è capitato, nei giorni scorsi, ad Alfio Sciacca del Corriere della Sera.

Anche questo è “modello- Catania”?

Probabilmente si. Visto che non si ha notizia di situazione analoghe in altri paesi dell’Unione Europea.

Interrogativi pesanti che dovrebbero stimolare una seria riflessione impietosa, anche fra quei siciliani intenzionati a votare per l’on. Lombardo che- come detto- di questo prototipo è il miglior rappresentante.

In realtà, un modello virtuoso esiste solo nell’immaginario propagandistico del centro-destra che lo agita per legittimare un accordo di potere anomalo, in continuità col precedente, mirante a garantirsi la gestione di una massa enorme di trasferimenti finanziari comunitari che si riverseranno ancora sulla Sicilia.

Catania soffre degli stessi mali di tante altre città siciliane e meridionali. E non sembra che le promesse e i vaghi propositi annunciati la potranno risollevare dalla crisi in cui è stata portata da quelle stesse forze, e personaggi, che oggi vorrebbero salvarla.

Certo, sappiamo che in quella provincia, come in altre siciliane, c’è tanta brava gente che lavora e produce, studia e s’industria per migliorare la propria condizione e quella della Sicilia.

Comportamenti ammirevoli che nulla hanno a che fare con quel discutibile modello dal quale, anzi, sempre più se ne distanziano.

Una volta si diceva che Catania era “la Milano del Sud”. Oggi, dopo un decennio di governo basato sull’asse Scapagnini- Lombardo, la sua amministrazione comunale è alla bancarotta politica, al dissesto finanziario.

Di questi tempi, nessuno vuole più somigliare a Milano, nel frattempo scopertasi un modello poco virtuoso, perciò la nuova pietra di paragone cui ambire sono le lande razziste dominate dalla Lega nord, quella che incitava l’Etna a distruggere Catania.

C’era anche il luogo comune della provincia “babba”che conferiva a Catania un’aurea di dinamismo nella legalità. Purtroppo, oggi le organizzazioni criminali spadroneggiano e colludono con la politica e con le amministrazioni al pari d'altre province siciliane e meridionali.

Insomma, la tendenza che più affiora da quel contesto è quella di un'omologazione verso il basso.

Infine, se si esamina tale “modello” sotto il profilo politico e amministrativo, è agevole rilevare come il disastro del comune capoluogo sia la spia di una crisi più vasta di una gestione basata su pratiche spartitorie e metodi nepotistici e clientelari.

Un sistema quasi perfetto, una nuova scienza, che Rita Borsellino ha bollato, appunto, come “clientelismo scientifico”.

L’interrogativo su cui riflettere è dunque questo: se la “nuova scienza” venisse applicata alla regione che ne sarà del futuro della Sicilia, delle speranze di cambiamento dei siciliani?

A volerlo, un saggio eloquente, anticipatore, si può cogliere nel fervore elettoralistico dell’on. Lino Leanza, presidente della regione facente funzione oltre che pluricandidato e segretario regionale del Mpa.

Eppure, nonostante ciò, Lombardo è il candidato più favorito nella corsa alla presidenza della regione. Evidentemente, in Sicilia c’è un problema. Un enorme, insoluto problema che attiene alla responsabilità del ceto dirigente siciliano e nazionale, di maggioranza e d’opposizione.

Ma nulla può fermare la corsa impetuosa di Lombardo il quale per ammantare il suo “modello” di una dignità storica e vittimistica se l’è presa, addirittura, con quel furbone di Ulisse che ha ingannato il povero Polifemo. Incredibile!

Speriamo che qui si fermi, altrimenti si potrebbe giungere a rivangare le guerre tribali fra siculi e sicani e fra altri dominatori sopraggiunti, giù giù fino a scandagliare fra le appartenenze etniche, genetiche. Una china pericolosa da cui nessuno uscirebbe indenne.
Nemmeno il catanese on. Lombardo le cui origini familiari- si è scoperto di recente- provengono dai monti Sicani, precisamente da Casteltermini che gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Da agrigentino, confesso d’avere accolto questa notizia con sollievo giacché ha dissolto alcuni miei dubbi su questa personalità, un po’ complessa, che meglio vedevo inserita nel solco di una certa tradizione politica agrigentina.

Un ritorno, dunque? No. Stiano tranquilli a Grammichele. Era solo per ricordare che, nel tempo, da Casteltermini sono partiti diversi suoi figli verso Catania e provincia. Nella lista, il più illustre è certamente il grande pedagogista Agostino De Cosmi, fondatore dell’Università etnea, oggi si potrà aggiungere il neo-cittadino Lombardo, inventore del “clientelismo scientifico” e aspirante governatore della Sicilia.

Agostino Spataro
28 marzo 2008

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