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LA CHIAVE DELL’ACQUA

A meno di due settimane dalla conclusione di questa scialba campagna elettorale siciliana, ancora gli elettori non sanno come i candidati a governatore pensino di far uscire la regione dalla gravissima situazione in cui l’hanno cacciata gli ultimi governi di centro-destra.

Solo slogan, proclami e tante dichiarazioni d’amore per questa terra bellissima, dopo averla violata e trasfigurata nella sua bellezza e nelle sue incommensurabili risorse storiche e naturalistiche.

Si promettono ancora amore ed effusioni più discrete (dopo le infauste “vasate” di Cuffaro), difesa delle famiglie dopo che le hanno squinternate facendo leva sulla micidiale miscela composta da rincari dei prezzi, disoccupazione ed emigrazione.
Si, avete letto bene: emigrazione! Perché in Sicilia, oltre al dramma quotidiano dell’immigrazione, c’è anche quello, silenzioso e forse più doloroso, di decine di migliaia di giovani che emigrano per ragioni di studio e di lavoro.

Con l’aggravante che mentre fino a ieri partivano i più giovani, oggi stanno emigrando i quarantenni con famiglie al seguito.

Di questo poco o nulla si discute nella campagna elettorale. Cos’ come si tace su taluni altri problemi che attanagliano la condizione di vita dei siciliani.

A cominciare dalla questione della privatizzazione dell’acqua e dei servizi di distribuzione.

Un caso emblematico è quello della provincia di Agrigento dove una ventina di sindaci continuano a combattere, anche sul piano legale, una difficile battaglia contro la privatizzazione.

Gia la potente multinazionale svizzera Nestlè si è impadronita del più importante bacino insistente sui monti Sicani e ora vende ai cittadini (al prezzo di 0,33 euro a bottiglia) la stessa acqua che, in quantità ben maggiori, ricevevano dal consorzio intercomunale per pochi euro all’anno. Un bell’affare, insomma, che, oltre a drenare le esigue risorse idriche, drena i grami redditi locali e li trasferisce altrove.

Ora, un’improvvisata società privata (anche se in gran parte composta dagli enti-carrozzoni della gestione pubblica) si vorrebbe accaparrare, per trent’anni, la gestione del servizio idrico dell’intera provincia, con procedure alquanto discutibili.

Eppure, anche su questo tanti silenzi imbarazzati, magari sperando che i futuri padroni concedano qualche prebenda e qualche nuovo posto di lavoro da lottizzare fra partiti e capicorrente.

A parte le evidenti incongruenze sul piano sociale e formale, agli sponsor ipocriti di questa operazione bisognerebbe ricordare che, forse, anche “lassù” la cosa non è vista bene.

Da non credente, mi permetto richiamare il senso di questa enorme implicazione morale, ricorrendo alla seguente, ardita metafora che spero illumini i sostenitori in buona fede di questo controverso disegno.

E’ scritto nel Genesi che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e gli affidò la signoria sul mondo. Tuttavia- aggiunge il Talmud (libro della tradizione ebraica)- che lo stesso Dio, non fidandosi pienamente della saggia conduzione dell’uomo degli affari del mondo, riservò per se alcune “chiavi” di valore primario per la vita sulla Terra. Fra queste quella dell’acqua, d’importanza capitale in quanto principio e sostanza della vita.
Insomma, Dio si comportò come un avveduto capo di stato che, in certi casi, trattiene una o più deleghe per non conferirle a collaboratori che ne potrebbero fare un uso improprio e lascivo.

A conferma della divina diffidenza, il problema dell’acqua sta esplodendo un po’ dovunque. Tante sono le cause scatenanti: la scarsità, ma anche le imprevidenze e gli sprechi e soprattutto la scelta di trasformare l’acqua da diritto naturale per tutti a merce costosa per pochi.

La privatizzazione forzata si è imposta anche in Sicilia.

Ad Agrigento ancora non del tutto, grazie alla tenace opposizione di un gruppo di sindaci che contestano la regolarità della procedura con cui la società “Girgenti acque”, unica partecipante, ha vinto la gara per l’assegnazione trentennale del servizio.
“Privato è bello!” E’ ancor più bello quando non si corrono rischi, non si sborsano capitali propri e non c’è da confrontarsi con la fastidiosa concorrenza di altri.

Una gara anomala, dunque, che ha spinto i sindaci a adire le vie legali e a minacciare, confortati dal voto dei rispettivi consigli comunali, il rifiuto della consegna degli impianti comunali alla società ”vincitrice”. Di tale insolita procedura s’è fatto garante il presidente forzista della provincia e dell’Ato idrico, Vincenzo Fontana, amico del coordinatore siciliano del Pdl on. Angelino Alfano.

Fino a qualche mese fa, il fronte dei sindaci era forte e compatto anche perché fra loro c’era anche Marco Zambuto di Agrigento.

Com’è noto, il giovane sindaco, a meno di un anno dalla sua clamorosa elezione, ha cambiato collocazione politica e posizione all’interno dell’Ato, addirittura, precipitandosi a conferire gli impianti comunali alla società privata, senza attendere la sentenza della causa, pendente presso il Tar, intentata dai suoi colleghi.

Evidentemente, c’è chi si è giocato il tutto per tutto pur di cambiare le carte in tavola.
Il gioco sembra essere riuscito: la “Girgenti acque” si è impossessata dei disastrati impianti agrigentini e il dr. Fontana è candidato-sicuro nella lista PdL per la Camera.

Insomma, tutto si svolge nell’ambito del paludoso partito berlusconiano, con la regia dell’on. Alfano, altro giovane rampollo ex democristiano, che, a dispetto del dato anagrafico, si muove nel solco della più vecchia tradizione notabilare.

Altro che classe dirigente nuova, europea!

Una brutta vicenda la cui conclusione potrebbe dipendere dagli esiti del confronto elettorale.

Visto che il Parlamento nazionale ha già approvato una moratoria che vieta nuovi affidamenti a privati e all’Ars il centro-sinistra potrebbe riproporre la mozione unitaria (Borsellino ed altri del nov. 2007) che impegna il governo “ad annullare tutte le procedure per la scelta del soggetto gestore del servizio idrico integrato che abbiano portato all’individuazione di un soggetto privato o di una società mista…”

Probabilmente, si andrà ad una revisione politica dell’intera materia. Perciò, partiti e candidati farebbero bene ad occuparsene già in campagna elettorale visto che, peraltro, comincia ad avere un serio impatto sull’elettorato, un po’ dovunque. Basti dire che il sindaco socialista di Parigi, sede delle due più grandi multinazionali dell’acqua (Vivendi e Suez), è stato rieletto anche per avere promesso la ri-municipalizzazione del servizio idrico.

Agostino Spataro
2 aprile 2008

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