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LIBERARCI DALLE SPINE ... CONTINUA L'AVVENTURA - CAMPI DI LAVORO 2008 NELLE TERRE CONFISCATE ALLE MAFIE

Un giorno qualcuno scrisse “Appartiene al tuo sorriso l'ansia dell'uomo che muore, al suo sguardo confuso chiede un pò d'attenzione, alle sue labbra di rosso corallo un ingenuo abbandono, vuol sentire sul petto il suo respiro affannoso: è un uomo che muore.”

Il 9 maggio del 1978 l’uomo che muore se ne andò trucidato dalle sue stesse parole, da un treno che correva troppo veloce e dai passi lenti ma inesorabili dei suoi aguzzini. Il mandante si venne a sapere, era lo “zio” Tano quello seduto a capo tavola durante i festeggiamenti, l’amico di famiglia, lo zio che portava i regali e le belle notizie a Natale.

Le sue stesse radici hanno finito per strangolarlo quella sera di primavera ... no, qual “Tano Seduto” urlato ai microfoni di Radio Aut non gli era proprio andato giù al boss, al protettore. E così Peppino Impastato si spense lungo le rotaie della ferrovia pochi giorni dopo la morte del padre, quel padre che avrebbe voluto una vita diversa per il figlio, un lavoro sicuro, ben retribuito, nella grande industria mafiosa targata Cinisi.

Poco più lontano, a Catania, un’altro eroe si preparava a pagare il prezzo di tale riconoscimento. Giuseppe Fava era nato a Palazzolo Acreide, in provincia di Agrigento, e aveva intrapreso da giovanissimo la carriera del giornalista, da prima nello sport, poi come capo cronista presso il giornale L’Isola – Ultimissime. Successivamente prese la direzione del Giornale del Sud e furono le parole indelebili dei suoi articoli ad insospettire, infastidire coloro che non vogliono che si parli di mafia, perché parlare di mafia testimonia la sua esistenza e invece Cosa Nostra non esiste se non nelle fantasticherie di qualche giudice o giornalista troppo intraprendente.

Qualcuno diceva “Le parole dissimulano, le parole corrono, le parole rassomigliano a bastoni che camminano, piantale cresceranno, guardale ondeggiare come fanno” e il 5 gennaio del 1984 le parole di Giuseppe Fava saranno per sempre taciute da cinque pallottole, umide di pioggia, sparate alla schiena.

1978 – 1984 due date importanti da ricordare, da urlare se necessario, perché se è vero che nelle notti in cui furono uccisi Peppino e Giuseppe non vi furono testimoni, a distanza di tanti anni le idee portate avanti con coraggio e dedizione, affiorano tra le radici di quelle terre dannate e maledette, sottratte alla potestà dei boss mafiosi e oggi impiegate nella produzione della vitamina L, la vitamina della legalità.

Il progetto “Liberaci dalle Spine”, che vede protagonisti la Cooperativa "Lavoro e Non Solo", l’Arci e l’Associazione Libera, si rinnova anche quest’anno promovendo nove campi di lavoro sui terreni confiscati di Corleone, Monreale, Roccamena e Canicattì nel periodo compreso tra giugno e ottobre.

L’iniziativa è dedicata proprio a Giuseppe Fava nel venticinquesimo anniversario dalla pubblicazione del suo giornale “I siciliani” e a Peppino Impastato nel trentesimo anniversario dalla sua morte. Come ogni anno le attività giornaliere si svolgeranno, la mattina, nei campi, mietendo il grano, sistemando i nuovi vigneti e le piantine di pomodoro, vendemmiando e raccogliendo le mandorle, e nel pomeriggio nei luoghi e con le personalità simbolo della lotta alla mafia come Rita Borsellino, don Luigi Ciotti, Pippo Cipriani, Giovanni Impastato, Umberto Santino, Giuseppe Lumia, Dino Paternostro, Nicola Cipolla.

Inoltre la sera saranno organizzate feste e proiezioni cinematografiche volte a favorire quella socialità necessaria ad avvicinare culture e storie tanto diverse. La condivisone, la vicinanza, il rispetto reciproco diventano elementi fondamentali per la creazione di una cultura di pace e di legalità, solo così potrà nascere una società civile attiva e forte abbastanza per non dimenticare ciò che è stato, le memorie, i morti, le idee, perché, anche se la strada da fare è ancora lunga, sappiamo per certo che alla mafia non piace che si parli di lei, non le piacciono le parole e non le piace l’idea che quei cittadini fino ad oggi sottomessi alla sua volontà, possano un giorno scoprire una realtà migliore, libera dal giogo della violenza e della paura, e battersi perché questa sopraggiunga al più presto. E forse è questo il dono più grande che l’iniziativa Liberarci dalle Spine ha dato ai tanti cittadini siciliani in questi anni, la possibilità di spingersi oltre le proprie paure e guardare ad un mondo diverso, possibile.

Peppino Impastato scriveva: ”Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni”, osservando le facce stanche a arrossate di quei giovani sporchi di terra forse questa frase non è più tanto vera.

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