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L’ETERNA FINZIONE DELLA POLITICA SICILIANA

Ironia della sorte o scherzi della politica? Nessuno avrebbe mai pensato che a Lombardo i primi bocconi amari li avrebbe serviti il governo alleato dell’amico Silvio Berlusconi.

Nulla di grave, per carità di… coalizione. Molti tendono a minimizzare: solo qualche svista o errori di stesura. Tutta colpa dei tecnici, dei funzionari ministeriali.

Dimenticando che quando un testo di legge viene esitato dal consiglio dei ministri (senza per altro invitare il presidente della regione come disposto dall’art. 21 dello Statuto) non ci si può più appellare all’errore tecnico, ma solo alle responsabilità politiche.

Comunque andranno le cose, resta il fatto che il vulnus c’è stato, anche ripetutamente, ed ancora non è stato sanato.

Dopo gli idilli e i successi elettorali che hanno prodotto una omogeneità politica verticale dei governi, Lombardo è continuamente costretto a difendere le prerogative della regione dagli attacchi del governo centrale di cui il MpA fa parte.

Centro-destra contro centro-destra, dunque? No. E’ l’eterna finzione di una certa politica che ritorna a fare scuola in Sicilia come a Roma e che potrebbe prefigurare uno scenario imprevedibile, visto che- come ha ironizzato il sottosegretario on. Micciché- quando manca o difetta l’avversario istituzionale la maggioranza il nemico lo cerca in casa propria.

D’altra parte, per una coalizione come quella del centrodestra siciliano (allargato all’Udc) con una consistenza numerica oscillante fra il 70 e l’80% dei suffragi diventa quasi inevitabile introiettare il contrasto, le spinte competitive, le bramosie di potere personali e di gruppo.

Specie quando dell’opposizione si hanno rare notizie. A parte, le sconfortanti cronache del braccio di ferro tra Faraone e Terminelli che paralizza, e ridicolizza, il Pd palermitano. E non solo.

All’orizzonte del nostro futuro si profila, dunque, una conflittualità inedita, politicamente illogica, all’interno del blocco di centro-destra che potrebbe sottoporre il governo a prove dure e defatiganti.

I primi segni si possono cogliere già in questi giorni. Basta osservare quello che avviene tra Roma e Palermo a proposito dei provvedimenti “anti-autonomistici” deliberati dal governo Berlusconi che pure ha fra i suoi obiettivi prioritari la riforma federalista dello Stato. Come dire: in attesa che si vari il progetto federalista dissolutorio di Bossi, si calpestano i diritti costituzionali della Sicilia.

Materia delicata, complessa attorno alla quale si sta svolgendo un gioco ingannevole, fatto di furbizie e strizzatine d’occhio.

Una finzione, o se preferite una “fiction”, che inquina il gioco democratico e stringe all’angolo i partiti di centro sinistra che dovrebbero opporvisi.

Nel nostro caso il cast degli attori è di primordine: un ministro (Calderoli, quello del “porcellum”) che prima taglia e poi promette di rattoppare, un presidente del Senato sempre più laudativo e rassicurante che fa da pompiere e un ex presidente di regione (il sen. Cuffaro) che a Roma veste il saio dell’oppositore e incalza il suo successore sul terreno del vittimismo piagnone (magari sperando di coglierlo in fallo) mentre a Palermo è ben piazzato nella maggioranza di governo e ne incassa i dividendi.

E, infine, Lombardo che, seppure a denti stretti, ha dovuto reiterare la minaccia del ricorso alla Corte costituzionale contro alcuni provvedimenti varati dal governo Berlusconi di cui il suo partito, il MpA, è parte integrante.

Ricorso legittimo, ma non può essere un espediente per saltare il confronto politico. Prima di ricorrere alla carta bollata, la gente vuol sapere- per esempio- cosa hanno fatto e faranno i parlamentari siciliani del centro destra per impedire che lo sgravio dell’Ici (alle famiglie facoltose) venga finanziato coi fondi, stanziati da Prodi, per realizzare importanti infrastrutture in Sicilia.

Ma sulla strada accidentata del governo Lombardo non c’è solo il contenzioso Stato- Regione. Le cose sembrano ingarbugliarsi anche sul versante delle problematiche siciliane. Sono giunti al pettine nodi vecchi ed insoluti (come quelli della spesa sanitaria, della riforma dell’amministrazione, la gestione dei beni culturali, ecc) che rischiano di compromettere la capacità operativa e propositiva, il futuro stesso della regione.

Settori difficili per i quali si richiedono decisioni anche drastiche. Non a caso la responsabilità di conduzione dei relativi assessorati è stata affidata a due stimati magistrati.

Strano. Fino a ieri, l’assessorato alla Sanità era il più ambito, faceva gola a tutti, oggi nessun lo ha rivendicato. Forse perchè ci sono tagli da operare e quindi proteste da fronteggiare come quelle dei titolari e dei dipendenti delle strutture convenzionate della sanità privata?

Insomma, quando c’è un “lavoro pesante” da fare il politico se ne sta alla larga e lascia il posto al tecnico. Tanto se le cose dovessero mettersi male, lo si può sempre scaricare e così rabbonire le schiere di clientes inviperiti.
Non sarebbe questa la prima volta che si offre alle “vittime” del risanamento la testa del risanatore.

Un’eventualità, forse, già messa in conto dai due tecnici che non sembrano più intenzionati ad esporsi più dello stretto necessario.
Vedremo. Tuttavia, in questo settore il conflitto potrebbe provocare una ferita profonda nel corpo dell’elettorato più elitario del centro-destra che da un governo amico certo non s’aspettava un trattamento così severo. Erano così sicuri del contrario da rifiutare, altezzosamente, l’incontro con la candidata del centro-sinistra durante la recente campagna elettorale regionale.

In Sicilia per fare le riforme ci vorrebbe ben altro governo. Qui ogni accenno di riforma suona come una minaccia per il sistema di potere dominante.

Il programma del governo non è chiaro, in taluni tratti ambiguo, titubante. Nell’indeterminatezza, cominciano a serpeggiare inquietudini e disagi anche in altri ambienti sociali che hanno votato a valanga Lombardo presidente.

Certo, è prematuro trarre conclusioni, tuttavia da questi primi passi si ha la sensazione che la navigazione del governo non sarà agevole e potrà riservare sorprese sul terreno dei rapporti politici.

Agostino Spataro

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