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SUL CARRO DEL VINCITORE

Tre campagne elettorali di fila, in due mesi, sono state davvero stressanti per la politica siciliana.

Ancor più per i partiti del centro sinistra che ne hanno subito i risultati a dir poco disastrosi che hanno innescato, al loro interno, una vera turbolenza politica e provocato, come effetto collaterale, un’ondata di “passaggi” che sta mettendo a dura prova la già fiacca tempra morale del ceto politico siciliano.

Oltre al mercato dei voti di cui tanto s’è detto e scritto, si sta, infatti, assistendo ad una vera e propria febbre che spinge molti eletti del popolo a migrare da un gruppo all’altro, anche all’interno della medesima coalizione, per riallocarsi all’interno dei nuovi assetti di potere derivati dalla formazione dei governi.

Anche in passato, ogni tanto, si verificavano casi simili. Ma quelli erano, per l’appunto, casi sporadici, taluni anche politicamente motivati. Oggi, tali passaggi stanno acquisendo, per quantità e frequenza, le dimensioni di un vero e proprio fenomeno che tende a caratterizzare e a condizionare la competizione politica. Insomma, si entra e si esce dai partiti come dal bar della stazione. Un comportamento allarmante e diffuso, quasi fossimo all’antivigilia del crollo.

Cosa sta succedendo in realtà? Se cercaste in questi voltagabbana tracce di genuina conversione resterete delusi, troverete solo tornaconto personale e/o di clan.

La prova sta nel fatto che quasi tutti optano per un partito di governo, mai d’opposizione.

Si salta con disinvoltura sul carro del vincitore annullando, in un sol colpo, storie personali e tradizioni di lotta, propositi e idealità che esaltavano fiere diversità.

Tuttavia, per quanto disinvolto appare, il traditore (scusate la crudezza, ma non trovo altro termine) non potrà mai sopprimere completamente due sentimenti che si agitano in un recesso della sua coscienza: il rimorso per ciò che abbandona e l’inquietudine per l’incognita in cui sta entrando.

C’è un dramma intimo che precede il “salto”. Egli sa che fra lui e il carro del vincitore c’è una distanza (politica) talvolta abissale che dovrà colmare con un solo balzo.

Poiché - come scrive Uri Avneri- “l’abisso non si può valicare con due salti, ma con uno soltanto”. Con due si precipiterebbe nel burrone.

Nonostante questo risvolto psicologico, il fenomeno è in pieno svolgimento. E così vediamo la Sicilia attraversata da piccoli e grandi carri che portano in trionfo i vincitori e tanti consiglieri comunali, assessori, sindaci e ras locali titolari di pacchetti di voti pronti a saltarvi sopra.

Le dinamiche differiscono da una coalizione all’altra: nei partiti del centro-destra il movimento è in entrata e in uscita, mentre nel centrosinistra, soprattutto nel Pd, è quasi esclusivamente in uscita.

D’altra parte, è logico che così sia: il transfuga fugge dalla sconfitta, specialmente quando non intravede la possibilità di una rivincita a breve.

Solo una brutta pagina di malcostume o c’è dell’altro?

Oltre la caduta morale affiora una seria questione politica poiché tali “passaggi” modificano la geopolitica e gli assetti di governo di molti enti locali e alterano, surrettiziamente, la volontà espressa dagli elettori.

Azioni insulse che si vorrebbero nobilitare appellandosi all’“adesione al progetto” di questo o quell'altro deputato, assessore regionale o ministro. Mai eufemismo è stato così controindicato!

Non so altrove, ma in provincia di Agrigento così appare la situazione.

Una realtà marginale, assetata, dissanguata dall’emigrazione, priva d’infrastrutture essenziali dove però si concentra la parte più blasonata ed influente del centro destra siciliano: un ministro di peso, l’on. Alfano, che fra un “lodo” e l’altro continua a mantenere l’incarico di coordinatore regionale del Pdl, un ex presidente di regione, il sen. Cuffaro, vicesegretario nazionale dell’Udc, l’on. Scalia coordinatore regionale di An e l’on. Di Mauro esponente di primo piano del MpA.

Da qui partono, inoltre, alla volta di Palermo e di Roma, una caterva di parlamentari, di assessori regionali (ben tre su dodici) ed ora anche un ministro.

Troppi galli in un piccolo pollaio. Perciò, anche dopo il voto, continua a funzionare il mercato degli acquisti. La concorrenza è spietata e non ci si fa scrupolo nel fare incetta anche dei migliori “gioielli” del vicino.

Insomma, una scandalosa “competizione” politica. Anche se nessuno si scandalizza più di tanto. Anzi- ed è questo il dato più allarmante- l’opinione pubblica comincia ad assuefarsi al fenomeno.

Non c’è sanzione morale e nemmeno statutaria. Gli esponenti dei partiti “perdenti” non danno segni di reazione: subiscono impietriti, come idoli muti, lo stillicidio di quadri e di risorse.

In questo clima d’impunità i voltagabbana osano annunciare, senza arrossire, il loro abbandono in apposite conferenze-stampa allietate da rinfreschi e copiosi buffet.

Di “carri” ne circolano diversi nell’agrigentino, ma c’è ne uno che si segnala per l’alto numero d’imbarcati: quello del MpA, qui guidato dall’on. Roberto Di Mauro, neo assessore alla regione, taciturno, enigmatico quanto inesorabile nell’affondare l'artiglio. A questo ex democristiano sembra che tutte le ciambelle riescano col buco. Tranne una, in verità: la mancata elezione, lo scorso anno, del suo candidato a sindaco di Agrigento. Una perdita solo apparente per il centro destra che, in ogni caso, ha recuperato per altra via.

Per fortuna, il degrado riguarda una minoranza. Perciò, volendo, può essere fermato e così riaprire la via delle riforme della politica e dell’amministrazione.
Anche i partiti che se n’avvantaggiano dovrebbero essere interessati a bloccarlo. Se non altro per evitare che i loro carri si sfascino sotto il peso di tanta zavorra o si trasformino in baracconi girovaghi, nella brutta copia del mitico carro di Tespi.

Agostino Spataro

15 luglio 2008

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