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   Home Page :: News :: Il Crocefisso di Michelangelo Buonarroti - protagonista di un giallo non risolto - in Sicilia. A Trapani dal 6 marzo
 

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IL CROCEFISSO DI MICHELANGELO BUONARROTI - PROTAGONISTA DI UN GIALLO NON RISOLTO - IN SICILIA. A TRAPANI DAL 6 MARZO

E’ il giallo delle ultime settimane: il piccolo Crocifisso policromo in legno di tiglio attribuito a Michelangelo Buonarroti.

Lo Stato Italiano ha acquisito la scultura agli inizi di dicembre pagandola 3 milioni e 250 mila euro, una cifra irrisoria qualora si consideri che, nel 2001, uno Studio di Addolorata delle dimensioni di 26 cm per 16,4 era stata venduta da Sotheby’s alla cifra di 10 milioni e 200 mila euro.

Il piccolo capolavoro, esposto all’interno della Sala Gialla di Montecitorio, per un mese ha ricevuto la visita di 28 mila persone e si appresta adesso a compiere un tour che avrà inizio da Trapani a Sant’Agostino dal 6 al 20 marzo, successivamente ritroveremo Il Crocifisso presso la Galleria Sant’Anna a Palermo fino al 3 aprile. Infine dal 6 aprile al Castello Sforzesco di Milano dove l’opera potrà essere confrontata con il sublime capolavoro michelangiolesco: la Pietà Rondanini. Il tour potrebbe continuare in altre città e anche all’estero prima di approdare nella sua sede definitiva preso il fiorentino Museo del Bargello.

E veniamo al giallo: il Direttore Generale per i Beni artistici Roberto Cecchi spiega che ci sono voluti due anni di consultazioni per arrivare all’acquisto e tre sedute del comitato tecnico scientifico.

Tuttavia molti storici dell’arte mettono in dubbio l’attribuzione a Michelangelo. Di certo l’attribuzione non è suffragata da alcuna fonte documentaria. Si sa che l’opera è stata eseguita intorno al 1495 ed era proprietà di un antiquario torinese Giancarlo Gallino che a sua volta l’aveva comprata a Firenze proveniente da una famiglia che ha preferito rimanere nell’anonimato. Michelangelo nel 1495 era appena ventenne tuttavia molti, nel comitato scientifico, hanno riscontrato la precisione dei tratti anatomici che rimanderebbe al Buonarroti. Una familiarità nella resa dell’anatomia del corpo umano che veniva a Michelangelo dalla possibilità di frequentare l’Ospedale del Convento di Santo Spirito dove poteva esercitarsi nella dissezione dei cadaveri. “Michelangelo aveva raggiunto una padronanza totale del corpo umano che in lui diventa modo espressivo, vero e proprio linguaggio artistico” dice Antonio Paolucci, attuale Direttore dei Musei Vaticani e soprintendente del Polo Museale Fiorentino. “Non esiste la certezza documentaria, tuttavia i confronti stilistici fanno pensare molto ragionevolmente fondata l’attribuzione a Michelangelo”.

Non è dello stesso avviso la decana storica dell’arte Paola Barocchi, professore emerito della Scuola Normale di Pisa e fondatrice e presidente dell’Associazione Amici del Bargello che considera l’opera di “rispettabile serialità tardoquattrocentesca ma nel complesso insignificante”.

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