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RAPPRESENTAZIONI CLASSICHE DI SIRACUSA: MEDEA, EDIPO A COLONO E SUPPLICI IN SCENA AL TEATRO GRECO

Dal 9 maggio al 21 giugno andrà in scena al Teatro Greco di Siracusa la XLV Edizione delle Rappresentazioni Classiche che quest’anno vedranno protagonisti la Medea di Euripide, l’Edipo a Colono di Sofocle e, come dramma itinerante, Le Supplici di Eschilo.

Grande attesa per il pubblico appassionato di teatro e di uno dei palcoscenici all’aperto più importanti al mondo (assieme a quelli di Atene ed Epidauro) per le rappresentazioni classiche. La stagione 2009 del Teatro Greco di Siracusa segnerà il ritorno sulle scene del grande Giorgio Albertazzi nei panni di Edipo a Colono. E grande attesa anche per l’interpretazione di Medea da parte di Elisabetta Pozzi, allieva prediletta di Giorgio Albertazzi, già splendida interprete di Atena nelle Eumenidi dello scorso anno e di una indimenticabile Ecuba nella stagione 2006, considerata “l’equivalente femminile di Carmelo Bene, una delle poche artiste tra i grandi difensori dello specifico teatrale, sconfinando di rado nel cinema e in tivù e privilegiando invece la diretta sulle scene e in mezzo al pubblico” (Margherita Rubino). Un ruolo, quello di Medea, che in passato è stato di Letizia Celli, Lilla Brignone, Valeria Morioni (per due volte nel 1972 e nel 1996), Maddalena Crippa. La regia è affidata al regista e intellettuale polacco Krzystof Zanussi.

Edipo a Colono è l’ultimo dramma scritto a Sofocle rappresentato postumo nel 401 a.C. dopo la sconfitta ateniese nella Guerra del Peloponneso (431-404). Uno straordinario testamento spirituale del drammaturgo ambientato a Colono , lì dove nacque Sofocle.

L’INDA lo porta in scena per la quarta volta a Siracusa dopo l’interpretazione di Annibale Ninchi nel 1936, Salvo Randone nel 1952, Glauco Mauri nel 1976.
Ancora, la stagione 2009 prevede uno spettacolo itinerante, Le Supplici di Eschilo. In unità tematica con gli altri due drammi, sono rifugiate in cerca d'asilo le protagoniste di questa tragedia, il coro di Danaidi che chiede aiuto al re argivo Pelasgo perché prometta di accoglierle nella sua città.

Tutti e tre gli spettacoli della stagione 2009 sono incentrati sui motivi dell’esilio e dell’asilo. I protagonisti sono sospesi tra due culture e due appartenenze, sono nello stesso tempo prossimi ed estranei per coloro da cui si distaccano e per coloro che li accolgono. La scelta dell’INDA per la stagione teatrale 2009 vuole essere una riflessione, un "viaggio" che parta proprio da Siracusa e dalla Sicilia, terra di frontiera del Mediterraneo, da sempre luogo di incontro, di contraddizione, di confronto e, attraverso esso, di ri-definizione delle identità. Tema quanto mai attuale e universale, capace di farsi metafora dell’uomo e del mondo all’interno del mistero, dell’unicità e della non riproducibilità del Teatro.

Giasone abbandona Medea per la figlia di Creonte. Medea organizza allora la sua atroce vendetta che si dovrà compiere nell’ultimo giorno che il re le ha concesso di poter trascorrere nella città di Corinto. Medea fingerà di volersi riconciliare con Giasone sostenendo di avere compreso i motivi che lo hanno spinto a contrarre nuove nozze e convince lo sposo a chiedere che i suoi figli possano rimanere a Corinto con il padre e la nuova sposa. Invia in dono alla figlia di Creonte un peplo e un diadema intrisi entrambi di un veleno mortale che al contatto con la pelle delle donna la arde fino a farla morire. Stessa crudele sorte tocca al padre di lei che stringeva il corpo oramai senza vita. La vendetta non è ancora del tutto compiuta. La donna vuole infliggere a Giasone la più grande delle pene che si possa immaginare, uccidere i suoi stessi figli. Dopo aver compiuto il delitto sale sul Carro del Sole e si dirige ad Atene dove Egeo le ha promesso ospitalità.

Giasone inveisce contro la “barbara” che ha rovinato lui, la sua casa, la sua discendenza.
Ma chi è Medea?

Medea è una “donna di incantesimi”, “esperta di filtri”, “manipolatrice di sostanze misteriose”, insomma una maga. Nipote del Dio Sole, sacerdotessa e figlia di Ecate (la dea alla quale si attribuisce l’invenzione della stregoneria), forse sorella della Maga Circe. Per i Greci Medea è straniera o “barbara” ( la parola barbaro nasce ad indicare chi non si esperime nella lingua del luogo, lo straniero appunto) poiché nata nella Colchide sulle rive del Mar Nero. Questa è la connotazione di Medea e il suo personaggio si inserisce nel mito, notissimo peraltro, degli Argonauti e si lega alla figura di Giasone, figlio di Esone e erede del trono della Tessaglia.

Il tema dello straniero, del “barbaro”, connota anche il protagonista dell’Edipo a Colono di Sofocle.

Edipo, mendico e cieco giunge in un bosco sacro nel borgo di Colono nei pressi di Atene accompagnato dalla figlia Antigone. Gli abitanti del luogo, conosciuta la sua identità, vorrebbero allontanarlo, ma il re di Atene, Teseo, gli accorda ospitalità e protezione. A Colono Edipo e Antigono vengono raggiunti da un’altra figlia del vecchio Re, Ismene, la quale comunica al vecchio padre che una dura lotta vede contrapposti i suoi due figli Eteocle e Polinice e che il fato arriderà a chi dei due avrà il favore del padre. Nel frattempo giunge a Colono anche Creonte, re di Tebe, che invita Edipo a tornare in patria. Polinice nel tentativo di ingraziarsi il padre si reca anch’egli a Colono ma viene cacciato via da Edipo. Infine quest’ultimo, consapevole di essere arrivato alla fine dei suoi giorni, viene accompagnato da Teseo in un boschetto sacro alle Eumenidi, e lì sparisce per volontà degli dei, dopo aver predetto al re di Atene lunga prosperità per la sua città.

La regia dell’Edipo a Colono è di Daniele Salvo il quale, in un articolo di approfondimento sul dramma, tenta di dare una risposta alla domanda sul significato della rappresentazione dell’Edipo a Colono: “ In questo viaggio un uomo cieco ci parla della sofferenza, del confine dell’universo, di un mondo retto da altre regole, antichissime e definitive. Un piccolo uomo cieco e barcollante accompagnato dalla giovane figlia, affronta la tragedia della vecchiaia, affronta i torti subiti, rivive le proprie sofferenze. Edipo lo straniero … attraverso l’isolamento e la diversità, nel corso del suo viaggio, potrà tornare alla condizione umana e il suo destino potrà compiersi, secondo la volontà degli Dei.

Sofocle ci insegna che l’uomo è in ogni caso protagonista della propria vita e che il disegno divino è in conoscibile sino alla morte…”.

Un testo di grande portata drammatica, l’interpretazione di Giorgio Albertazzi, le scenografie firmate da Massimiliano Fuksàs renderanno indimenticabile L’Edipo a Colono della Stagione 2009 del teatro Greco di Siracusa e saranno un fiore all’occhiello per la Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) che da quasi un secolo organizza la stagione classica di Siracusa. Ogni anno, in occasione delle Rappresentazioni Classiche, si registra al Teatro Greco un pubblico di circa 100 mila spettatori paganti. L'imponente assetto organizzativo coinvolge più di 500 persone tra tecnici, manovali e attori.
Il manifesto del XLV ciclo è firmato da Sandro Chia.

Per il calendario delle rappresentazioni e tutte le informazioni consulta il sito ufficiale dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (www.indafondazione.org)

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